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Attualità 2 min di lettura53 min fa

Abby Choi, il piano dietro l’omicidio: al centro un appartamento da 7,6 milioni

Durante il processo a Hong Kong la Procura ha descritto una preparazione anticipata dell’assassinio della modella e influencer, collegandola a una disputa immobiliare.

L’accusa sostiene che la morte di Abby Choi non sia stata il risultato di un gesto improvviso, ma l’esito di un piano preparato con largo anticipo. Al centro della ricostruzione presentata all’Alta Corte di Hong Kong ci sarebbe una disputa legata a un appartamento di lusso dal valore di 7,6 milioni.

La vittima, modella e influencer di 28 anni, è stata uccisa nel febbraio 2023. Per la Procura, gli strumenti utilizzati per smembrare il corpo sarebbero stati acquistati prima del delitto, un elemento indicato come prova della presunta organizzazione dell’omicidio.


L’accusa indica un piano premeditato

Secondo la ricostruzione dell’accusa, il gruppo avrebbe predisposto in anticipo ciò che serviva sia per uccidere Abby Choi sia per occultarne i resti. Tra gli strumenti citati durante l’udienza figura anche un tritacarne, acquistato prima dell’omicidio.

La Procura ha descritto una sequenza studiata nei dettagli, sostenendo che la preparazione non riguardasse soltanto l’aggressione alla donna, ma anche le operazioni successive. L’obiettivo, secondo l’accusa, sarebbe stato rendere più difficile ritrovare il corpo e ricostruire quanto accaduto.


Tre familiari alla sbarra

Tra gli imputati c’è Alex Kwong, ex marito della vittima. Insieme a lui sono sotto processo il padre Kau Kwong e il fratello Anthony Kwong: tutti e tre devono rispondere dell’accusa di omicidio.

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I tre uomini hanno respinto le contestazioni e si sono dichiarati non colpevoli. Il procedimento davanti all’Alta Corte di Hong Kong dovrà quindi valutare gli elementi raccolti dalla Procura e stabilire se la presunta pianificazione e il legame con l’immobile siano dimostrati.


Il nodo dell’appartamento di lusso

Nella tesi accusatoria, il possibile movente sarebbe collegato a un immobile valutato 7,6 milioni. La disputa sull’appartamento viene indicata come il punto economico attorno al quale si sarebbe sviluppato il presunto piano contro la modella.

Per ora si tratta della ricostruzione sostenuta dall’accusa nel processo, non di una responsabilità già accertata. La posizione degli imputati resta quella espressa in aula: nessuno dei tre ha ammesso la propria colpevolezza.

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