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Attualità 2 min di lettura47 min fa

Gengive in ritirata: il dettaglio da controllare con la nicotina

L’assenza di fumo riduce l’esposizione a molte sostanze nocive, ma il contatto prolungato con la bocca può danneggiare gengive e mucose.

Alternare con regolarità il lato della bocca in cui viene collocato il sacchetto è la precauzione più semplice per ridurre lo stress sui tessuti. Spostarlo tra arcata superiore e inferiore, evitando di lasciarlo sempre nello stesso punto, può limitare l’irritazione e distribuire meglio la pressione sulla mucosa.

Questa indicazione non trasforma il prodotto in una scelta priva di rischi. Se compaiono placche biancastre, irritazioni persistenti, sensibilità dentale o un cambiamento visibile nel profilo della gengiva, è opportuno rivolgersi a un dentista, anche in assenza di dolore o sanguinamento.


Meno fumo, ma non bocca immune

Rispetto alle sigarette, i sacchetti alla nicotina eliminano due elementi particolarmente dannosi: la combustione e le foglie di tabacco. Non producono quindi catrame né monossido di carbonio e, per questo, vengono considerati una possibile soluzione di riduzione del danno per i fumatori che cercano un’alternativa.

Il confronto con lo snus richiede però attenzione. Il prodotto svedese tradizionale contiene tabacco sminuzzato, mentre i sacchetti di nuova generazione utilizzano nicotina estratta o sintetica, fibre vegetali, aromi e sostanze che regolano l’acidità. La minore esposizione sistemica rispetto al fumo non significa comunque che l’impiego prolungato sia innocuo per il cavo orale.


Il punto di contatto diventa fragile

Il problema più evidente riguarda la zona in cui il sacchetto viene tenuto per ore, di solito tra il labbro superiore e la gengiva. La pressione ripetuta e lo sfregamento di un corpo estraneo possono provocare prima un’irritazione locale e poi un assottigliamento progressivo del tessuto.

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Nei casi clinici descritti dai ricercatori, il ritiro della gengiva ha raggiunto 3-4 millimetri, arrivando a lasciare scoperta la radice del dente. Le lesioni e le aree biancastre osservate nel punto di appoggio interessano oltre il 70% dei consumatori abituali secondo gli studi epidemiologici citati, anche se la gravità può variare da persona a persona.


La nicotina nasconde i segnali

Alla sollecitazione fisica si aggiunge l’effetto della nicotina sui vasi sanguigni. La sostanza restringe i capillari della mucosa e riduce l’arrivo di sangue, ossigeno e nutrienti proprio nell’area già sottoposta a pressione. Inoltre può ostacolare l’attività dei fibroblasti, cellule coinvolte nella riparazione dei piccoli traumi.

Questo meccanismo può rendere il deterioramento meno evidente. Una gengiva danneggiata tende normalmente a sanguinare, ma la vasocostrizione provocata dalla nicotina può attenuare questo segnale e ritardare il controllo odontoiatrico. Il problema potrebbe così emergere soltanto quando il dente appare più lungo perché la radice è ormai esposta.

La diffusione del prodotto rende il tema ancora più rilevante. Il mercato mondiale ha superato i 6 miliardi di dollari e l’Europa assorbe circa il 40% dei consumi globali; negli Stati Uniti, inoltre, l’uso tra i più giovani è quasi quadruplicato in tre anni secondo i dati del CDC. L’assenza di combustione resta un vantaggio rispetto al tabacco fumato, ma il contatto quotidiano con gengive e mucose richiede controlli e un utilizzo più prudente.

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