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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

A113, il radar fai-da-te che mette i più veloci sotto osservazione

Nel villaggio inglese di Stanford Rivers un residente anonimo usa una videocamera e l’Intelligenza artificiale per segnalare gli eccessi di velocità, senza rendere riconoscibili i conducenti.

A Stanford Rivers, piccolo centro dell’Essex con meno di mille abitanti, la lotta alla velocità ha assunto una forma insolita. Un residente anonimo ha installato una videocamera lungo la strada A113 e, con l’aiuto dell’Intelligenza artificiale, individua i passaggi più rapidi e raccoglie le informazioni in tempo reale.

Il progetto ha anche una vetrina pubblica: il sito A113 Speederbot e una sezione dedicata ai casi più gravi, ribattezzata “Muro della vergogna”. Prima della pubblicazione, però, le immagini vengono esaminate e private di targhe, volti e altri dettagli che potrebbero rivelare l’identità degli automobilisti.


Un allarme per il limite dei 30 mph

L’iniziativa nasce dalla preoccupazione per il comportamento di alcuni conducenti nel centro abitato. Il limite locale è fissato a 30 mph, cioè circa 48 km/h, ma secondo il responsabile del sistema diversi veicoli lo superano ampiamente e in alcuni episodi avrebbero raggiunto 60 mph.

L’autore di A113 Speederbot sostiene che il suo scopo non sia colpire o ridicolizzare persone specifiche, bensì attirare l’attenzione su una situazione che considera pericolosa. A suo giudizio, i dati possono aiutare la comunità a capire quando il traffico diventa più problematico e a sollecitare interventi mirati.

Il consigliere John Adams ha riconosciuto l’utilità delle rilevazioni: le informazioni avrebbero permesso al consiglio parrocchiale di individuare le fasce orarie più critiche e di orientare meglio i controlli della polizia. L’autorità della contea di Essex, invece, non ha ancora espresso né un’approvazione né una condanna dell’iniziativa.


Come misura la velocità

Il dispositivo non funziona come un autovelox tradizionale. Non ricorre a radar o laser: il programma confronta la posizione dei veicoli in due immagini consecutive e calcola quanto rapidamente si siano spostati.

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Le registrazioni vengono poi inserite automaticamente in una banca dati, dalla quale il sito ricava statistiche e aggiornamenti sulle rilevazioni. Quando viene superata una soglia prestabilita, il sistema conserva un fotogramma del transito, che rimane comunque sottoposto a una verifica umana prima di qualsiasi diffusione.

Soltanto dopo il controllo manuale le immagini ritenute più significative possono comparire nella sezione dedicata ai casi estremi o sui canali social del progetto. Il creatore ha inoltre chiarito: «Se qualcuno nota una fotografia che non gradisce, può contattarci e valuteremo sempre se rimuoverla. Non vogliamo mettere a disagio nessuno né perseguitare singole persone».


Il contraltare britannico di Fleximan

La vicenda viene presentata come l’opposto del fenomeno di Fleximan, il nome con cui in Italia è stato indicato il personaggio diventato simbolo della protesta contro gli autovelox. I suoi raid, compiuti soprattutto nelle prime azioni in Polesine, consistevano nel danneggiare o abbattere gli apparecchi durante la notte, talvolta lasciando messaggi provocatori sul posto.

A Stanford Rivers, al contrario, il residente opera alla luce del giorno e utilizza la tecnologia per documentare il problema. Secondo quanto riferito dalla BBC, preferisce non rivelare la propria identità e si è detto disponibile a collaborare con le autorità locali, mentre il dibattito resta concentrato sull’equilibrio tra sicurezza stradale, raccolta dei dati e tutela della privacy.

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