2035, la svolta sui motori è più vicina: cosa cambia davvero
PPE, Socialisti e Renew Europe spingono per obiettivi sulle emissioni meno rigidi, ma il nuovo assetto dovrà ancora superare il voto parlamentare e il negoziato con gli Stati
Manfred Weber considera ormai superato il divieto dei motori a combustione e interpreta l’intesa politica come un risultato utile per l’industria automobilistica. La modifica, tuttavia, non è ancora operativa: il quadro europeo resta invariato finché Parlamento e governi nazionali non raggiungeranno un compromesso definitivo.
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Il voto di novembre sarà decisivo
La posizione dell’Eurocamera dovrebbe essere sottoposta al voto verso la fine di novembre. Soltanto in seguito partirà il confronto con gli Stati membri, chiamati a contribuire alla stesura del testo conclusivo.
L’orientamento verso una revisione delle regole fissate per il 2035 appare rafforzato, ma rimangono da stabilire l’ampiezza degli sconti concessi ai costruttori e le condizioni per mantenere sul mercato le vetture con propulsori tradizionali.
Più tempo per auto ibride e termiche
Per le aziende del settore, l’allentamento degli obblighi potrebbe estendere la durata degli investimenti dedicati ai motori convenzionali e alle soluzioni ibride. Una simile scelta ridurrebbe la pressione su fabbriche e rete dei fornitori, mentre il comparto affronta contemporaneamente la riconversione elettrica e l’arrivo sempre più competitivo dei produttori cinesi.
Le forze favorevoli agli obiettivi originari vedono però un rischio opposto: un rallentamento del passaggio all’elettrico potrebbe aggravare il divario dell’Europa nei confronti della Cina proprio nelle tecnologie a zero emissioni.
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La nuova formula sulle emissioni
L’accordo riunisce il Partito Popolare Europeo, i Socialisti e Democratici e Renew Europe. La proposta indica per il 2035 un taglio dell’87,5% delle emissioni di CO₂ rispetto ai valori di riferimento, lasciando un ulteriore margine del 7,5% collegato all’impiego di acciaio verde realizzato nell’Unione europea.
Il meccanismo si discosta nettamente dalla norma oggi valida, che impone una riduzione integrale delle emissioni delle automobili nuove a partire dal 2035. La Commissione europea aveva già ipotizzato, lo scorso dicembre, un obiettivo del 90%, con il restante 10% compensabile tramite acciaio a basse emissioni e carburanti sostenibili.
Restano aperti diversi dettagli
La soluzione parlamentare differisce da quella discussa pochi giorni prima da Francia e Germania. Parigi e Berlino avevano indicato una diminuzione del 90%, senza prevedere l’obbligo di recuperare il restante 10%; entrambe le proposte puntano comunque a offrire più flessibilità ai produttori.
Nel pacchetto rientrano anche un ricorso più ampio ai cosiddetti supercrediti destinati ai veicoli elettrici e criteri più leggeri per i furgoni e gli altri mezzi commerciali leggeri. Devono ancora essere precisati sia il funzionamento delle compensazioni sia i requisiti per continuare a commercializzare automobili termiche.
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