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Attualità 4 min di lettura15 ott

181 milioni di bambini senza cibo adeguato: l’allarme che scuote il mondo

Save the Children denuncia una crisi aggravata da guerre, clima e aiuti in calo: solo una parte dei fondi necessari è stata raccolta per affrontare la fame infantile.

La malnutrizione continua a minacciare la sopravvivenza e lo sviluppo di milioni di bambini. Secondo Save the Children, 181 milioni di minori con meno di 5 anni vivono in condizioni di grave povertà alimentare nella prima infanzia: quasi 43 milioni sono colpiti da malnutrizione acuta e 12 milioni dalla forma più severa. L’organizzazione ha diffuso i dati alla vigilia dell’appuntamento internazionale dedicato all’alimentazione.

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Un aiuto su tre arriva davvero

A inizio ottobre risultava disponibile appena il 31% delle risorse necessarie per le principali emergenze nutrizionali infantili del mondo. Si tratta di circa 3,1 miliardi di dollari su un fabbisogno complessivo di 10 miliardi, secondo l’analisi condotta in quasi 20 Paesi, fra i quali Sudan, Yemen e Somalia.

Il problema non riguarda soltanto la quantità di cibo. Nei primi anni di vita, la carenza nutrizionale può lasciare conseguenze permanenti sulla salute e sulla crescita, mentre soltanto un bambino su tre riceve le cure necessarie. Nel 2025, inoltre, 266 milioni di persone, pari al 22,9% della popolazione esaminata in 47 Paesi e territori, hanno affrontato livelli elevati di insicurezza alimentare acuta.


Guerre e clima spingono la fame

I conflitti restano il principale motore della fame infantile: distruggono le reti di approvvigionamento, obbligano le famiglie a fuggire e rendono più difficile raggiungere ospedali e servizi nutrizionali. Nel 2025, 23,1 milioni delle 39,1 milioni di persone in condizioni di emergenza alimentare si trovavano in aree dove la guerra era la causa prevalente.

A Gaza, più di 1,2 milioni di persone risultavano nella fase 3 o in una fase superiore della classificazione IPC. Senza sostegno alimentare umanitario, fino a dicembre 2026 circa il 90% della popolazione, pari a 1,9 milioni di persone, potrebbe essere esposto a livelli elevati di insicurezza alimentare. Entro aprile 2027, inoltre, oltre 74.000 minori con meno di 5 anni rischiano la malnutrizione acuta, compresi più di 11.000 casi gravi.

In Sudan, le stime per il 2026 indicano circa 825.000 bambini con meno di 5 anni colpiti dalla forma grave della malnutrizione: il dato sarebbe superiore del 7% a quello del 2025 e del 25% rispetto al periodo precedente alla guerra. La crisi mediorientale potrebbe poi aggravare gli scambi commerciali e coinvolgere altri 45 milioni di persone, con rincari per alimenti e carburante.


Aiuti ridotti, vite a rischio

Gli eventi meteorologici estremi incidono per circa un terzo sull’insicurezza alimentare acuta nel mondo. Il possibile ritorno di El Niño, particolarmente intenso quest’anno, potrebbe provocare siccità più dure in alcune zone e alluvioni in altre, danneggiando i raccolti, aumentando il costo del cibo e rendendo più difficile procurarsi acqua potabile.

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A questa pressione si aggiunge la contrazione degli aiuti umanitari, arrivati ai livelli più bassi dell’ultimo decennio. Nel 2025 le risorse destinate a interventi alimentari, agricoli e nutrizionali sono diminuite del 59% rispetto al 2022. I programmi inizialmente pensati per 36 milioni di donne e bambini potranno raggiungere soltanto 16,7 milioni di persone, lasciando senza trattamento circa due milioni di minori con malnutrizione acuta grave e mettendo in pericolo circa 369.000 vite.

In Afghanistan, nell’arco di quattro anni, i casi di malnutrizione acuta tra i minori con meno di 5 anni sono aumentati del 14%, fino a coinvolgere 3,7 milioni di bambini nel 2026. Nello stesso periodo, i finanziamenti e il sostegno internazionale sono calati di quasi il 70%, causando la chiusura o la sospensione di 600 strutture sanitarie e privando dell’assistenza circa 4 milioni di persone, metà delle quali bambini.

Anche altrove le conseguenze sono immediate: in Uganda più di un milione di rifugiati non riceve più il sostegno alimentare, mentre ad Haiti la sospensione dei pasti caldi destinati alle famiglie sfollate ha fatto aumentare la fame. Le proiezioni indicano che una nuova e rapida riduzione dei finanziamenti potrebbe provocare fino a 22,6 milioni di morti aggiuntive entro il 2030, inclusi 5,4 milioni di bambini con meno di 5 anni.

Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children, ha chiesto un cambio di rotta e investimenti continuativi: «La malnutrizione può essere prevenuta e sconfitta: non è un destino inevitabile». Secondo Fatarella, guerre, ostacoli all’assistenza e tagli alle risorse stanno sottraendo ai minori cibo, acqua sicura, cure, servizi igienici e protezione; per questo servono interventi sulle cause della fame e sistemi più solidi prima che le emergenze diventino tragedie.

La situazione è particolarmente critica anche in Yemen, dove il conflitto e la crisi economica potrebbero aver portato 2,2 milioni di bambini, quasi uno su quattro, a soffrire di malnutrizione acuta. Nei Paesi più vulnerabili, guerra, sfollamenti, cambiamenti climatici e aumento dei prezzi si rafforzano a vicenda, formando una combinazione che espone un numero crescente di minori alla fame.

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