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Falco pellegrino, in picchiata oltre i 380 chilometri orari

Il rapace raggiunge quasi 390 chilometri orari in discesa e individua le prede grazie a vista e precisione

Il falco pellegrino è l’animale più veloce del mondo: in picchiata può superare i 380 chilometri orari.

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Una forma studiata dagli ingegneri

La configurazione del rapace durante la discesa ha attirato l’attenzione anche fuori dall’ambito zoologico. La posizione delle ali, l’assetto del corpo e la disposizione delle penne sono stati analizzati per capire come contenere la resistenza dell’aria nei veicoli veloci e nei velivoli.

Il falco raggiunge simili prestazioni senza motori né strutture artificiali. La sua anatomia è il risultato di un processo evolutivo molto lungo, che ha affinato la sagoma, la muscolatura e il controllo del volo.


Una specie tornata a crescere

Nel corso del Novecento, il numero dei falchi pellegrini diminuì in diverse regioni a causa dei pesticidi, soprattutto del DDT. Le sostanze compromettevano la riproduzione e indebolivano le popolazioni.

Dopo i divieti, la specie ha recuperato terreno e oggi è considerata a minor preoccupazione su scala mondiale. In molti Paesi resta comunque sottoposta a tutela. Il rapace vive in quasi tutti i continenti, dalle aree artiche alle zone tropicali, e si è adattato anche agli ambienti urbani, dove può nidificare su torri e cornicioni.


Il primato della picchiata

Le stime più accreditate indicano una punta compresa tra 385 e 389 chilometri orari. Il valore cambia in base alle condizioni della discesa e agli strumenti impiegati per calcolarlo. Una velocità simile, per un’auto sportiva, sarebbe raggiungibile soltanto su una pista e in condizioni controllate; il falco la sviluppa invece nello spazio aperto, mentre caccia.

Il ghepardo conserva il primato sulla terraferma, con accelerazioni che gli consentono di arrivare a circa 110-120 chilometri orari per tratti brevi. La picchiata del falco pellegrino supera quindi di oltre tre volte quella velocità, ma si tratta di due modalità di movimento differenti.

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Per assumere l’assetto più efficace, l’uccello raccoglie le ali vicino al corpo, ritrae le zampe e abbassa il collo. Le penne rimangono serrate e la sagoma diventa affusolata, così l’aria incontra una superficie ridotta.

Anche la respirazione richiede adattamenti specifici. All’interno delle narici, piccoli rilievi ossei deviano il flusso dell’aria e consentono ai polmoni di continuare a funzionare durante la discesa ad alta velocità.


Come colpisce la preda

La tecnica non consiste in un inseguimento orizzontale. Il falco guadagna quota, osserva il bersaglio dall’alto e poi si lancia verso uccelli come piccioni, esemplari di medie dimensioni o interi stormi. Al momento dell’impatto può tenere i piedi chiusi, usando la forza del colpo invece di afferrare subito la preda.

Per riuscire nell’attacco deve correggere in pochissimo tempo direzione, vento, distanza e velocità dell’animale inseguito. Il sistema nervoso elabora questi elementi mentre il rapace scende, senza l’aiuto di strumenti esterni.

La vista arriva a essere stimata fino a otto volte più acuta rispetto a quella umana. La capacità di mantenere la messa a fuoco anche durante il movimento permette di seguire il bersaglio e di evitare errori che, a quasi 390 chilometri orari, potrebbero provocare la perdita della preda o una collisione con il terreno.

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