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Cane, i premi non oltre il 10% delle calorie quotidiane

Porzioni, etichette e alternative leggere aiutano a evitare eccessi durante addestramento e momenti di coccola.

I bocconcini destinati al cane non dovrebbero fornire più del 10% delle calorie consumate nell’arco della giornata. Anche quantità apparentemente ridotte, se sommate ai pasti e agli assaggi ricevuti durante il giorno, possono favorire un aumento di peso.

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Il conto dei premi quotidiani

Il problema spesso nasce dal fatto che la razione nella ciotola viene misurata con attenzione, mentre i fuori pasto restano esclusi dal calcolo. Qualche pezzetto durante la passeggiata, una ricompensa per un comando eseguito e un assaggio dalla tavola possono aggiungere calorie in modo quasi impercettibile.

Gli effetti non sono immediati. Nel tempo possono comparire un girovita più ampio, una minore voglia di muoversi o difficoltà digestive. Un eccesso di grassi e carboidrati, anche se arriva dai premi, può rendere meno equilibrata l’alimentazione complessiva.

La quantità corretta dipende dal fabbisogno energetico individuale, legato a peso, età, attività fisica, condizioni di salute e sterilizzazione. Un cucciolo in crescita ha esigenze diverse da quelle di un adulto sedentario; allo stesso modo, un border collie molto attivo non può essere trattato come un bulldog che si muove poco.

Per stabilire il valore più adatto è preferibile rivolgersi al veterinario o a un professionista della nutrizione animale. Se, per esempio, il fabbisogno è di 500 calorie al giorno, ai premi ne possono essere destinate al massimo 50. L’etichetta consente poi di calcolare quanti pezzi rientrano in quella quota.


Come ridurre le calorie

I bocconcini non devono essere eliminati: possono sostenere l’addestramento e rafforzare il rapporto con il cane. Devono però essere considerati parte della dieta, non un’aggiunta priva di conseguenze.

Quando si prevede di usare diversi premi, è possibile ridurre in proporzione la quantità di alimento nella ciotola. Durante l’addestramento conviene inoltre scegliere pezzi piccoli o dividere quelli più grandi: il cane riceve comunque un rinforzo, ma assume meno calorie a ogni esercizio.

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Anche la composizione fa la differenza. I prodotti più ricchi di grassi possono incidere molto sul bilancio giornaliero, mentre quelli pensati per l’addestramento spesso hanno un apporto energetico più contenuto. In alcuni casi si possono usare piccoli pezzi di carota, fagiolino o zucchina, purché siano adatti al singolo animale.

Per capire dove si concentrano gli eccessi può essere utile annotare per alcuni giorni pasti, premi e assaggi occasionali. Un diario alimentare rende visibile ciò che tende a sfuggire nella routine.


Quando serve il veterinario

Se il cane aumenta di peso, presenta problemi digestivi o deve seguire un regime particolare, il veterinario può valutare il fabbisogno e indicare una razione personalizzata. Il supporto di un nutrizionista per animali da compagnia è utile anche per soggetti anziani, in sovrappeso, con patologie metaboliche o impegnati in un addestramento intenso.

Un piano su misura può includere fin dall’inizio la quota destinata alle ricompense, evitando che venga aggiunta ai pasti senza adeguamenti. Ogni modifica va comunque introdotta gradualmente, soprattutto quando si cambia tipo di premio o se ne riduce la quantità.

L’adattamento dell’apparato digerente può richiedere circa tre settimane. Durante questo periodo eventuali variazioni delle feci vanno osservate, mentre in presenza di sintomi persistenti è necessario chiedere consiglio al veterinario.

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