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Alito del cane, quando puzza: i segnali da non ignorare

Un odore leggero dopo il pasto può essere normale, ma sentori marci, dolciastri o simili all’ammoniaca possono indicare problemi dentali o malattie più serie.

L’alito di un cane non deve necessariamente ricordare la menta: dopo aver mangiato può conservare per qualche tempo l’odore del cibo. Se però diventa improvvisamente molto intenso, marcio, simile al pesce o insolitamente sgradevole, potrebbe esserci una causa precisa da individuare.


Denti e bocca sono i primi indizi

La malattia parodontale è all’origine della maggior parte dei casi di alito cattivo persistente. L’accumulo di placca e tartaro può danneggiare progressivamente anche i tessuti che tengono i denti ancorati, fino a provocare un odore particolarmente forte e nauseante.

Gengive arrossate o sanguinanti, denti instabili o mancanti, radici scoperte, difficoltà a masticare, appetito ridotto e la tendenza a portare le zampe alla bocca sono segnali da non trascurare. Anche la gengivite, che rappresenta una fase iniziale del problema, può manifestarsi proprio con l’alito cattivo: se curata per tempo è reversibile, mentre senza intervento può evolvere e contribuire alla perdita dei denti.

Non sempre, comunque, il responsabile è il tartaro. Ferite infette, danni ai tessuti, alterazioni della lingua, del palato molle, delle guance o delle ossa della mascella possono produrre un odore sgradevole. Anche eventuali tumori presenti nella cavità orale possono causare deterioramento dei tessuti e modificare l’alito.


Cibo e stomaco possono cambiare l’odore

La dieta lascia spesso una traccia riconoscibile. Pesce, prodotti a base di pesce e integratori di olio di pesce possono rendere l’alito particolarmente pungente, mentre l’ingestione di feci, proprie o di altri animali, può provocare un fetore molto intenso. Questo comportamento, chiamato coprofagia, è sgradevole ma abbastanza comune nei cani.

In altri casi il disturbo nasce più in profondità. Infiammazioni dello stomaco e dell’intestino, reflusso, intolleranze alimentari, blocchi intestinali e patologie tumorali dell’apparato digerente possono modificare l’odore della bocca. Il vomito può lasciare un sentore aspro dovuto alla bile; il reflusso può produrre una nota simile anche quando il cane non vomita.


Quando l’alito segnala una malattia

Un odore dolce o fruttato può essere associato al diabete e, in particolare, alla chetoacidosi, una complicazione grave legata alla carenza di insulina. In questa situazione l’organismo utilizza i grassi come fonte di energia e produce chetoni, sostanze che possono accumularsi nel sangue e diventare tossiche.

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L’odore può ricordare quello dell’acetone, anche se non tutte le persone percepiscono i chetoni nello stesso modo. Le differenze individuali nella sensibilità agli odori, comprese quelle di natura genetica, possono spiegare perché il sentore risulti evidente ad alcuni e quasi impercettibile ad altri.

Un respiro che ricorda l’ammoniaca può invece indicare una difficoltà renale. Quando i reni non riescono a filtrare correttamente l’urea, questa sostanza aumenta nel sangue e, a contatto con la saliva, si trasforma in composti che conferiscono all’alito il caratteristico odore ammoniacale.


Anche le ghiandole anali c’entrano

A volte l’odore percepito dalla bocca non nasce affatto nella bocca. Ghiandole anali ostruite o infette possono spingere il cane a leccare e mordicchiare la zona per cercare sollievo.

Il liquido prodotto da queste ghiandole ha un sentore molto simile a quello del pesce. Leccando l’area, il cane può trasferire quell’odore alla bocca, facendo sembrare che il problema riguardi denti o stomaco.


Quando serve un controllo veterinario

Un alito cattivo che non passa merita un accertamento, invece di essere semplicemente coperto con prodotti profumati. Spazzolare con regolarità i denti e sottoporre il cane a pulizie professionali aiuta a prevenire la malattia parodontale, la causa più frequente dei cattivi odori continui.

È importante prestare particolare attenzione ai cambiamenti improvvisi, soprattutto se compaiono insieme a scarso appetito, vomito o leccamenti insistenti di una parte del corpo. In questi casi il veterinario può stabilire da dove provenga l’odore e verificare se sia necessario trattare anche una condizione sottostante.

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