Pinguini e puma insieme: in Patagonia cambia la regola della solitudine
A Monte León la disponibilità di pinguini sembra aver favorito una rara tolleranza tra puma, offrendo nuovi indizi sulla flessibilità dei grandi predatori.
A Monte León, sulla costa argentina della Patagonia, i puma stanno mostrando un comportamento insolito per una specie considerata fortemente solitaria. La presenza massiccia di pinguini di Magellano avrebbe infatti ridotto la competizione per il cibo, portando più individui a sopportarsi a vicenda nelle stesse aree.
Il fenomeno è al centro di una ricerca pubblicata nei primi mesi del 2026 sulla rivista Proceedings of the Royal Society B. Il lavoro, guidato dall’ecologo della conservazione Mitchell Serota, documenta anche un cambiamento significativo nella dieta del Puma concolor, tornato a occupare un ambiente che per decenni era rimasto privo del suo principale predatore.
La preda inattesa cambia le abitudini
Il puma è noto soprattutto per la caccia a mammiferi erbivori di taglia media o grande. A Monte León, invece, ha iniziato a sfruttare con regolarità una risorsa molto diversa: il pinguino di Magellano, Spheniscus magellanicus, presente lungo la costa in colonie numerose.
La concentrazione di queste prede rappresenta un elemento decisivo. Secondo lo studio, nell’area è stata rilevata la maggiore densità di puma mai registrata in un singolo sito. L’abbondanza di cibo potrebbe dunque aver sostenuto la presenza contemporanea di molti felini e favorito un’organizzazione spaziale diversa da quella abituale.
Più tolleranza, ma nessuna caccia di gruppo
Le osservazioni non descrivono una cooperazione paragonabile a quella tipica di lupi o leoni. I puma non risultano impegnati in una strategia coordinata per catturare le prede: il dato più rilevante riguarda piuttosto la minore ostilità tra individui che normalmente difendono con decisione il proprio territorio.
Jake Goheen, ecologo della fauna selvatica della Iowa State University, ha collegato il risultato a un principio generale dell’ecologia comportamentale. Quando le risorse sono abbondanti e concentrate, il dispendio necessario per allontanare ogni concorrente può diventare superiore al vantaggio ottenuto. In queste condizioni, la vicinanza tra animali della stessa specie può quindi diventare più tollerabile.
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Il ritorno del predatore dopo il 2004
La trasformazione dell’area è iniziata con l’istituzione del Parco Nazionale Monte León, nel 2004. Nei decenni precedenti, durante l’espansione dell’allevamento ovino tra il XIX e il XX secolo, i puma erano stati perseguitati con abbattimenti e avvelenamenti, fino a scomparire quasi del tutto dalla regione.
Durante la loro assenza, i pinguini di Magellano avevano ampliato la loro presenza lungo la costa. Il progressivo ritorno dei puma ha così fatto incontrare un predatore e una potenziale preda in un paesaggio profondamente diverso da quello precedente alla persecuzione. Il felino non ha semplicemente ripreso il ruolo occupato in passato, ma si è confrontato con nuove condizioni ecologiche.
Un caso utile alla conservazione
Il caso di Monte León mostra quanto la protezione di un habitat possa produrre conseguenze non immediate. Il recupero di un predatore apicale ha modificato la rete delle relazioni locali e ha reso osservabile una flessibilità comportamentale che finora non era stata descritta in questi termini per il puma.
La ricerca lascia aperti diversi interrogativi: non è ancora chiaro se questa maggiore tolleranza sia temporanea, se possa trasmettersi attraverso l’apprendimento o quanto rapidamente possa scomparire in caso di riduzione delle prede. Il risultato principale, tuttavia, è già evidente: il comportamento dei grandi carnivori può cambiare quando cambia la distribuzione delle risorse, anche in una specie tradizionalmente associata alla solitudine.
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