Vulture, il viaggio che svela due castelli e un tesoro romano
Tra Melfi e Venosa si incontrano fortezze medievali, rovine romane, boschi, laghi e i sapori dell’Aglianico del Vulture.
Il Sarcofago di Rapolla è il pezzo più prezioso custodito nel castello di Melfi: ritrovato nel 1856, mostra sul marmo figure di divinità ed eroi, mentre sul coperchio una giovane donna appare immersa nel sonno. È uno dei simboli archeologici più importanti dell’area del Vulture.
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Melfi conserva la memoria normanna
Il reperto fa parte delle raccolte del Museo Archeologico Nazionale del Melfese, allestito all’interno della fortezza che domina il centro storico. Nelle sale sono esposti corredi funerari, oggetti in terracotta, gioielli e armi in bronzo appartenuti a Dauni, Apuli, Sanniti e Romani.
Il castello nacque nel 1043 per iniziativa del condottiero normanno Guglielmo “Braccio di Ferro”. La costruzione ha subito numerose trasformazioni e il suo aspetto odierno è soprattutto legato agli interventi realizzati tra il 1550 e il 1570 dal figliastro del principe Andrea Doria. Per raggiungerlo si attraversano i vicoli del borgo e si sale verso la cima del colle, passando accanto a sculture in bronzo dedicate ai giochi dei bambini.
Melfi è anche legata a Federico II. Nel 1231 l’imperatore promulgò qui le Costituzioni di Melfi, un articolato insieme di norme destinato a segnare la storia giuridica medievale. Le mura della rocca sono inoltre associate alla relazione tra Federico II e Bianca Lancia d’Agliano.
Il Vulture tra boschi e sapori
A nord di Potenza, il profilo del Vulture identifica un paesaggio modellato da un antico vulcano spento. L’area è tra le più ricche di verde della Basilicata e alterna foreste di castagni e querce, corsi d’acqua, cascate e laghi. Nei centri abitati sopravvivono feste popolari, santuari e una tradizione gastronomica strettamente legata al territorio.
A tavola il protagonista è l’Aglianico del Vulture DOCG, vino che accompagna un itinerario fatto di borghi, testimonianze antiche e architetture fortificate. I castelli della zona furono costruiti in epoche diverse: alcuni ebbero funzione militare, altri divennero dimore signorili e residenze legate ai protagonisti della storia meridionale.
Tra le destinazioni principali c’è Venosa, città associata al poeta romano Orazio. Il percorso può iniziare da Piazza Umberto I, dove si trovano la Chiesa di San Filippo Neri e il castello. La fortificazione fu voluta nel 1470 da Pirro del Balzo, che fece demolire la precedente cattedrale per realizzare un edificio difensivo dotato di quattro torri angolari.
Venosa, pietre romane e grandi rovine
Nel tempo la struttura è stata ampliata e destinata a usi differenti. Alla fine dell’Ottocento il Comune ne entrò in possesso, trasformandola in sede scolastica e abitativa; dopo il terremoto del 1980 arrivò il restauro seguito dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici. Oggi il castello ospita la Biblioteca Civica e il Museo Archeologico Nazionale, allestito nei sotterranei delle torri con reperti databili dall’età romana al Medioevo.
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Il centro di Venosa sorprende anche per i numerosi leoni scolpiti nella pietra, collocati nei pressi del castello e della Fontana Angioina. Le sculture potrebbero provenire dall’anfiteatro romano oppure da antichi monumenti funerari. Altri materiali di epoca romana sono stati riutilizzati nelle facciate delle abitazioni, creando un itinerario archeologico diffuso tra le vie del borgo.
Lungo il corso principale si incontrano il Palazzo del Balì, un tempo appartenuto ai Cavalieri di Malta, la Fontana di Messer Oto, risalente al XIII secolo, la Cattedrale di Sant’Andrea e quella che la tradizione identifica come la casa di Orazio. I bordi della fontana, consumati dall’uso secolare delle lavandaie, raccontano una parte più quotidiana della storia cittadina.
L’Incompiuta domina il parco archeologico
Fuori dall’abitato si apre il Parco Archeologico, dove sorgono l’anfiteatro romano e il complesso della Chiesa della Santissima Trinità. La chiesa più antica venne costruita sopra un precedente edificio paleocristiano e conserva affreschi dedicati ai santi, compresa una raffigurazione di Giuseppe Caccia e Gerolamo Barba, entrambi Cavalieri di Malta.
Nella navata destra si trova il sepolcro decorato degli Altavilla, che custodisce i resti di Roberto il Guiscardo e dei suoi fratelli. Sul lato opposto è sepolta Aberada, prima moglie del condottiero normanno. Poco distante appare la Chiesa Incompiuta, rimasta senza copertura e caratterizzata da colonne e navate aperte verso il cielo.
Il monumento sorse sul pianoro dell’antica colonia latina di Venusia, dove sono ancora visibili resti di abitazioni con mosaici, botteghe e strutture termali. I Benedettini avviarono i lavori a metà del XII secolo; in seguito il progetto passò ai Cavalieri di Malta, senza però arrivare alla conclusione. Oggi il complesso offre uno degli scorci architettonici più riconoscibili del Mezzogiorno.
Indicazioni per organizzare la visita
A Venosa il Comune si trova in Via Vittorio Emanuele II, 198, telefono 0972 308611. Il castello e il Museo Archeologico sono in Piazza Umberto I, 49, telefono 0972 36095: l’apertura è prevista ogni giorno dalle 09:00 alle 20:00, con il martedì dalle 14:00 alle 20:00. Il Parco Archeologico e la Chiesa della Santissima Trinità si raggiungono dalla Strada Provinciale Ofantina e osservano l’orario 09:00-una hora prima del tramonto; sono chiusi il 25 dicembre e il 1° gennaio.
A Melfi il Comune ha sede in Via Cittadinanza Attiva, telefono 0972 251225. Il castello e il Museo Archeologico del Melfese si trovano in Via dei Normanni, telefono 0972 238726: l’orario ordinario è 09:00-20:00, mentre il lunedì l’apertura è dalle 14:00 alle 20:00. Per informazioni turistiche a Rionero in Vulture è possibile rivolgersi a Fonzeca Group, in Via Brindisi, 62, telefono 0972 724636.
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