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Viaggi 2 min di lettura23 set

Valeria Parrella, la svolta di Modena e il richiamo del mare

Dalla Pianura Padana a Procida, la scrittrice racconta come i luoghi continuino a entrare nei suoi libri e perché a dicembre porterà La Ragazzina in Messico.

Per Valeria Parrella il trasferimento a Modena non è stato solo un cambio di indirizzo: è diventato un passaggio capace di incidere sul lavoro e sul ritmo quotidiano. La scrittrice, arrivata nel 2024, dice di essersi sentita subito bene nella città emiliana e attribuisce alla pianura una sensazione di calma che non si aspetta di ritrovare altrove.


Gli argini le hanno dato pace

A dicembre sarà anche a Guadalajara, in Messico, con la delegazione italiana per la Fiera Internazionale del Libro, dove l’Italia è ospite. In quell’occasione presenterà La Ragazzina, il romanzo dedicato a Giovanna d’Arco che è finalista al Premio Campiello e che a luglio ha ottenuto il Premio Mandrarossa al Tempio di Hera, nel Parco Archeologico di Selinunte.


Giovanna d’Arco parla al presente

Nel libro, Parrella vede nella figura di Giovanna un modello ancora attuale: una donna che si muove in un ambiente dominato dagli uomini senza chiedere autorizzazioni per esistere. Secondo la scrittrice, la sua forza sta nella capacità di guidare, convincere e creare consenso con l’empatia, oltre che con un’idea di disciplina che all’epoca risultava quasi scandalosa.

Parrella collega quella storia anche alla condizione femminile di oggi e cita la guerra come terreno in cui la violenza sessuale continua a essere usata come strumento di dominio. Per lei, le affinità tra passato e presente sono molte più numerose di quanto sembri, e la vicenda di Giovanna finisce per parlare anche delle ragazze incontrate ogni giorno nella vita reale.

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Napoli resta nella lingua

Pur vivendo al Nord, Parrella non considera interrotto il legame con Napoli. Dice che la città d’origine continua a riaffiorare nel modo in cui parla e scrive, insieme al mare, ai motteggi e a una sensibilità che porta con sé anche quando ambienta le storie altrove. Nei suoi libri, racconta, i luoghi non fanno da sfondo: diventano materia narrativa, da Pompei a Paestum, fino alla Francia di Giovanna d’Arco.

Tra le abitudini che più la rappresentano c’è anche il ritorno a Procida, dove passa ogni estate qualche settimana. L’isola, osserva, ha conservato la propria identità proprio perché a lungo è rimasta lontana dalle trasformazioni più aggressive. E se il mare resta un richiamo costante, a Modena ha scoperto un’altra geografia affettiva: mercati antichi, scuole d’arte e soprattutto gli argini, che per lei hanno il potere di restituire quiete.

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