Sicilia, l’olio si visita: tre territori tra gusto, mare e borghi
Dai frantoi di Custonaci alle colline di Piana degli Albanesi, un itinerario siciliano tra degustazioni, paesaggi e tradizioni dell’oro verde.
«Nello stabilimento di Custonaci ci sono grandi progetti. Realizzeremo un albergo di charme con pochissime stanze entro il 2028», annuncia Manfredi Barbera parlando del futuro dei Premiati Oleifici Barbera. Già nel 2027, aggiunge, dovrebbero arrivare un negozio rinnovato con punto ristoro, una fattoria didattica e la possibilità di consumare un cestino da picnic nella tenuta.
La visita al frantoio permette intanto di conoscere da vicino la lavorazione dell’olio e di abbinarla a una degustazione. La proposta comprende anche un pranzo o una cena a Villa Barbera, dimora privata della famiglia a Palermo: un modo per trasformare l’assaggio in un’esperienza legata al territorio.
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Custonaci, tra frantoio e paesaggi
L’azienda si trova alle pendici del Monte Cofano ed è guidata dalla famiglia Barbera da cinque generazioni. A Manfredi Barbera si deve anche la linea dedicata al figlio Lorenzo, nato nel 2005: una delle sue etichette contiene un olio extravergine monocultivar Nocellara del Belice, ottenuto da olive denocciolate per attenuare la componente tannica e accompagnare meglio i piatti di pesce.
La gamma è stata poi ampliata con altre monocultivar. «Ho voluto che le parole d’ordine fossero ancor più storia, sperimentazione, ricerca, tecnologia e terroir siciliano», spiega Barbera. La produzione degli oli della linea speciale si ferma a 100mila litri all’anno e non passa dalla grande distribuzione.
Custonaci si raggiunge da Trapani percorrendo per meno di venti chilometri la strada provinciale 18. Il paese, affacciato dall’alto sul golfo di Bonagia, si trova a circa 186 metri di quota e offre un punto di partenza per esplorare la costa e l’entroterra.
La Riserva Naturale Orientata di Monte Cofano occupa più di cinquecento ettari e comprende una montagna dalla caratteristica forma piramidale, alta 659 metri. Dopo le escursioni, la baia di Cornino offre acque limpide, con tonalità che passano dall’azzurro al turchese.
A poca distanza si trovano le Grotte di Scurati. La Grotta Mangiapane conserva al suo interno un antico villaggio rurale ottocentesco, mentre durante il periodo natalizio l’area ospita un presepe vivente molto conosciuto. Nel centro di Custonaci merita una visita anche il Santuario di Maria Santissima di Custonaci, decorato con il Perlato di Sicilia, marmo dalle sfumature avorio, giallo-brune, arancioni e bordeaux, presente anche nella Basilica di San Pietro a Roma.
L’olio siciliano ha radici antiche
Secondo il mito, Atena e Poseidone si contesero il dominio sulla città che sarebbe diventata Atene. Il dio del mare fece sgorgare una sorgente colpendo il terreno con il tridente; la dea offrì invece un ramoscello d’ulivo e ottenne la vittoria.
Da allora l’olio è rimasto uno degli alimenti simbolo del Mediterraneo. In Sicilia questa eredità continua sulle tavole e nei paesaggi coltivati, soprattutto lungo la fascia settentrionale, dove le montagne dell’interno degradano verso le coste e contribuiscono a dare all’olio extravergine profumi e caratteristiche differenti.
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L’isola comprende tre denominazioni di origine protetta legate a questo prodotto. La Dop Valli Trapanesi interessa l’area tra Trapani, Custonaci e Castellammare; la Dop Val di Mazara si estende tra la provincia di Palermo e quella di Agrigento; la Dop Valdemone comprende invece una parte del Messinese, con località come Santo Stefano di Camastra e Capri Leone, sui Nebrodi.
Trapani apre la strada al gusto
Trapani è una base ideale per iniziare il percorso, anche in autunno, quando nei giorni feriali i collegamenti aerei possono risultare meno costosi. Il centro storico conserva l’atmosfera di una piazza diffusa, con tavolini all’aperto e specialità locali; nella zona del porto il vento accompagna il movimento delle imbarcazioni.
Per uno spuntino si può passare dal Panificio Oddo, a pochi minuti dal porticciolo, dove si trovano panelle, crocchette, arancine, dolci e altri prodotti della tradizione. Chi sceglie il mare può invece affidarsi a un’escursione in gommone verso il golfo di Castellammare, con tappe a Scopello, tra faraglioni e calette, oppure verso Praiola, in direzione di Terrasini.
Il tragitto costiero riunisce acque ancora miti, pareti rocciose e antiche torri d’avvistamento costruite per segnalare l’arrivo dei pirati saraceni. È un paesaggio che accompagna il passaggio dalla città al territorio dell’olio.
Piana degli Albanesi e la Dop Val di
Verso l’interno, la strada conduce a Piana degli Albanesi, centro dalla forte identità arbëreshë e custode di una delle più antiche minoranze linguistico-culturali presenti in Italia. L’area di produzione della Dop Val di Mazara supera i 35.000 ettari e coinvolge quasi 30.000 aziende.
Gli oli della denominazione nascono soprattutto dalle cultivar Biancolilla, Nocellara del Belice e Cerasuola. L’acidità deve rimanere sotto lo 0,8%; la raccolta può avvenire con mezzi meccanici oppure a mano, dall’inizio della maturazione delle olive e comunque non oltre il 30 dicembre.
Il percorso cambia gradualmente aspetto: dalle coste frastagliate si passa alle colline coltivate, alle valli con filari regolari e ai boschi delle aree protette. Nei dintorni si incontrano ulivi, viti, carrubi, mirto, corbezzolo e palma nana; salendo verso Piana degli Albanesi, a circa 740 metri, compaiono querce e lecci, come nella Riserva del Monte Pizzuta e nel Bosco della Ficuzza, ricco anche di sughere, castagni e roverelle.
A Piana degli Albanesi il viaggio gastronomico può cominciare dai cannoli della Piana delle Bontà, in contrada Ponte Rosso. Accanto ai dolci, il repertorio locale comprende arancini, sfince e buccellati, mentre ricotta e formaggi di pecora o di mucca completano una tradizione che va ben oltre il solo olio.
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