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Palermo, il Grand Hotel di Wagner arriva a 150 anni: le storie più sorprendenti

Dal barone che visse per decenni nella stanza 204 a Richard Wagner, sette episodi raccontano l’anima del celebre albergo palermitano.

Rose, duelli, artisti e intrighi hanno trasformato il Grand Hotel et Des Palmes in qualcosa di molto diverso da un semplice albergo. Tra gli ospiti e gli abitanti più eccentrici della struttura c’è stato anche il barone Giuseppe Di Stefano, una presenza così costante da diventare parte del paesaggio umano del palazzo.

Di Stefano, minacciato dalla mafia e costretto a scegliere tra la morte e l’esilio, decise di restare a Palermo rinchiudendosi nella stanza 204. Per molti anni consumò lì il proprio patrimonio, senza rinunciare a quel mondo di specchi, marmi e incontri che considerava il suo palcoscenico. Per Maria Callas, sua grande ammiratrice, fece addirittura raccogliere tutte le rose del giardino dell’hotel e le fece portare nella sua camera.

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Il barone, Callas e la vita dell’hotel

Sul soggiorno del barone circolano racconti diversi. Una delle versioni più suggestive sostiene che non abbia mai oltrepassato l’ingresso dell’edificio; di certo, la sua lunga permanenza finì per intrecciarsi con le abitudini quotidiane dell’albergo. Al bar animava discussioni con i clienti di passaggio e con frequentatori abituali come Marta Marzotto e Renato Guttuso.

La fama del Des Palmes, però, non è legata soltanto ai suoi residenti. Nel 1933 la camera 224 divenne il luogo della morte di Raymond Roussel, circostanza mai chiarita del tutto e destinata a colpire anche Leonardo Sciascia, che anni dopo ne trasse ispirazione per Atti relativi alla morte di Raymond Roussel.


Tra generali, mafiosi e sfide d’onore

Nel 1943 l’hotel fu utilizzato dal generale Patton e da Charles Poletti come base operativa delle truppe statunitensi impegnate nella ridefinizione degli equilibri europei. Quattordici anni più tardi, nel 1957, Lucky Luciano convocò invece a Palermo i principali esponenti dei clan locali per discutere un’intesa sui traffici tra le due sponde dell’Atlantico.

Molto prima, nel 1917, Vittorio Emanuele Orlando aveva riunito i protagonisti della politica siciliana attorno a una cena composta da dodici portate. Il banchetto, costruito secondo i canoni dell’alta cucina francese, si svolse mentre la guerra imponeva restrizioni e razionamenti. Nella hall, intanto, si consumavano le formalità che precedevano i duelli: tra i contendenti figuravano il conte Arrivabene e don Ignazio Florio, oltre a Ernesto Perrier de La Conette e al marchese Emanuele De Seta, protagonisti di sette sfide.


Wagner lasciò qui il suo Parsifal

A rendere celebre il palazzo tra gli artisti fu soprattutto Richard Wagner. Nel novembre 1881 il compositore arrivò in Sicilia con la moglie Cosima, figlia di Franz Liszt, cercando un clima più mite per le sue condizioni di salute. Durante la permanenza al Des Palmes completò Parsifal, la sua ultima grande opera.

La coppia occupò quella che era stata la camera principale dei coniugi Ingham, oggi conosciuta come Suite Presidenziale Wagner. Nella stanza sono ancora visibili elementi decorativi ottocenteschi e il pianoforte fatto arrivare da Bayreuth, prodotto dalla ditta Steingraeber. Il soggiorno ebbe anche un finale burrascoso: secondo il racconto tramandato, Wagner lasciò l’albergo irritato dalle richieste di pagamento e si trasferì a Villa Tasca. A chi gli domandava se la Sicilia fosse pericolosa avrebbe risposto: «In questa isola ho conosciuto un solo brigante: il mio albergatore!».

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La presenza di Wagner attirò anche Pierre-Auguste Renoir, che raggiunse Palermo nel gennaio 1882 durante il suo viaggio in Italia. Il pittore voleva incontrare il musicista e realizzarne il ritratto. Dopo una conversazione descritta come cordiale, ottenne una posa di appena mezz’ora: il dipinto di Richard Wagner è oggi conservato al Musée d’Orsay di Parigi.


Dalla villa privata al grande albergo

Prima di ospitare viaggiatori, musicisti e figure della politica, l’edificio era una residenza appartenuta a Benjamin Ingham, protagonista del commercio del Marsala insieme a Vincenzo Florio. La proprietà comprendeva un vasto giardino di palme e arrivava fino alla costa. Una tradizione racconta anche dell’esistenza di un cunicolo sotterraneo diretto verso la chiesa anglicana all’angolo tra via Roma e via Stabile, oggi affidata alla diocesi di Gibilterra.

Il passaggio, ormai impraticabile, sarebbe partito da un’apertura nascosta dietro uno specchio della Sala Azzurra. In seguito la dimora fu acquistata dal cavaliere Enrico Ragusa, già proprietario dell’albergo Trinacria alla Kalsa, che la convertì in struttura ricettiva. L’apertura ufficiale del Grand Hotel et Des Palmes risale all’ottobre 1877.


Il restauro riporta Palermo dentro le sale

L’intervento di Ernesto Basile contribuì a definire l’immagine ancora oggi associata all’hotel. Saloni collegati tra loro, superfici marmoree, specchi e decorazioni compongono un insieme che richiama la Belle Époque palermitana. I restauri più recenti hanno riportato alla luce pitture coperte da modifiche successive e colori nascosti sotto le tappezzerie.

Sono tornati visibili anche gli affreschi di Salvatore Gregorietti nel foyer, le vetrate policrome, i bassorilievi e gli elementi lignei dipinti nel caratteristico “verde Ragusa”. Al quinto piano è stata inoltre resa accessibile una terrazza, dove oggi trovano posto il ristorante e il bar di cocktail Ouverture, affacciati sui tetti della città.

Dal 2025 la famiglia Mangia gestisce il Grand Hotel et Des Palmes attraverso Icona’s Collection e punta a riconsegnarlo alla comunità palermitana. L’obiettivo è farne uno spazio frequentabile non solo dagli ospiti, ma anche dai residenti, con spettacoli, incontri, musica e proposte gastronomiche.

Il prossimo traguardo è fissato per ottobre 2027, quando l’hotel raggiungerà i 150 anni. Per accompagnare l’anniversario è stato previsto un calendario di iniziative lungo dodici mesi. Tra gli appuntamenti già indicati figura Le stanze fatate, progetto di Emma Dante in programma il 19 e 20 dicembre: piccoli gruppi di spettatori attraverseranno camere, corridoi e saloni seguendo gli attori, in uno spettacolo pensato per confondere il confine tra l’architettura dell’albergo e la scena.

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