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Viaggi 2 min di lettura30 set

Notre-Dame, il muro che può cambiare la storia della prima Parigi

Il ritrovamento, esposto a uno dei rischi più comuni per i reperti antichi, non sarà lasciato senza una traccia duratura: il calore ha alterato le pietre e consumato buona parte delle componenti lignee.

Per salvaguardarne l’aspetto e le informazioni, gli archeologi prepareranno rilievi digitali, immagini fotogrammetriche e una ricostruzione tridimensionale.

È prevista anche la realizzazione di un calco relativo a un tratto del bastione. Una porzione della struttura sarà poi ricomposta usando alcune pietre originali e destinata a un museo parigino, così da rendere visibile il reperto anche dopo la conclusione degli scavi.


Un reperto che riapre il caso Lutetia

Il significato della scoperta va oltre il singolo muro: i suoi elementi potrebbero fornire un collegamento concreto tra la capitale attuale e l’insediamento gallico ricordato dalle fonti antiche. Al momento, tuttavia, l’interpretazione resta sottoposta a verifiche.

La Commissione regionale per la ricerca archeologica del Centro-Nord ha riconosciuto il ritrovamento come eccezionale, convalidando la segnalazione a metà settembre 2026. Gli studiosi dovranno ancora definire l’uso della fortificazione, precisarne l’epoca e capire come si sia sviluppata la distruzione.


Il dubbio sull’isola della Senna

La struttura si trova nell’area dell’Hôtel-Dieu AP-HP, sull’Île de la Cité, a breve distanza da Notre-Dame. Proprio questa posizione rilancia una domanda mai risolta del tutto: l’isola ospitava davvero la Lutetia dei Parisii, oppure il principale centro gallico si trovava altrove?

Nelle sue descrizioni, Cesare parla di un oppidum collocato su un’isola della Senna e raggiungibile tramite ponti. Per lungo tempo l’Île de la Cité è sembrata la candidata più plausibile, ma la scarsità di testimonianze archeologiche riferibili a un insediamento gallico aveva portato alcuni studiosi a considerare anche Nanterre.

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Cosa raccontano muro e reperti

La cinta individuata è composta da blocchi di pietra associati a elementi in legno e si conserva per circa 20 metri. Alle sue spalle è stata riconosciuta una superficie rialzata artificialmente, realizzata con sabbia e ghiaia, che potrebbe aiutare a ricostruire l’organizzazione dell’area.

Tra i materiali recuperati figurano una punta di lancia gallica, semi sottoposti all’azione del fuoco e i resti bruciati di una costruzione lignea. Anche la muratura mostra segni di un incendio particolarmente violento, compatibile con un episodio di distruzione, ma non sufficiente a stabilire un legame certo con gli eventi del 52 a.C., quando le truppe romane guidate da Cesare avanzarono nella regione.


Le analisi restringono la datazione

I primi esami al carbonio-14 eseguiti sul legno collocano la costruzione in un periodo compreso tra il 200 e il 10 a.C. Questo intervallo comprende quindi la fase precedente alla conquista romana, ma non consente ancora di attribuire il rogo a un episodio storico preciso.

Le indagini continueranno proprio per chiarire il rapporto tra il muro e la piattaforma, stabilire se la struttura appartenesse al sistema difensivo dell’oppidum dei Parisii e verificare la presenza di livelli abitativi più antichi. Gli scavi sono partiti nel febbraio 2026 durante la ristrutturazione dell’ospedale, sotto la direzione congiunta del Servizio Archeologico della Città di Parigi e dell’Inrap.

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