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Norvegia, il taco del venerdì è una tradizione nazionale: i numeri

Dagli operai texani al rituale domestico: in Norvegia il taco è diventato il secondo più consumato al mondo dopo il Messico.

Ogni venerdì, in Norvegia, il menu di moltissime famiglie si riempie di gusci croccanti, carne, verdure, formaggio e panna acida. Il Tacofredag, cioè il venerdì dedicato ai tacos, è ormai un appuntamento nazionale: circa 715 mila persone lo rispettano ogni settimana e l’84% degli abitanti lo mangia almeno una volta al mese. Nel 2020, il valore degli ingredienti venduti nei supermercati ha raggiunto 1,6 miliardi di corone norvegesi.

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Il venerdì ha cambiato le abitudini

Più che una specialità da ristorante, il taco norvegese è un rito familiare. Dopo il lavoro si fa la spesa, spesso tutti insieme, e poi si torna a casa per preparare una cena conviviale ma semplice, nella quale ciascuno può comporre il proprio piatto senza seguire uno schema rigido.

«Il taco è entrato nella nostra cucina e nella nostra storia: non è stato proclamato ufficialmente un piatto nazionale, ma nella pratica lo è», racconta Helle Øder Valebrokk, giornalista e autrice di Taco!, volume che raccoglie 53 ricette. La scelta del venerdì distingue il modello norvegese dal Taco Tuesday statunitense, nato nei locali che proponevano offerte in un giorno meno frequentato.


Dai pozzi del Mare del Nord ai supermercati

La diffusione cominciò a Stavanger negli anni Sessanta, quando la città cercava di superare una fase economica difficile. Il comparto delle sardine in scatola, un tempo centrale, era in declino; l’arrivo delle attività petrolifere nel Mare del Nord portò invece imprese statunitensi, lavoratori e famiglie provenienti anche dal Texas.

Quei nuovi residenti cercavano prodotti necessari per cucinare secondo le proprie abitudini. Allert Middelthon, commerciante di Stavanger, iniziò così a importare farina di mais, salse, zuppe e altri alimenti richiesti dalle famiglie americane. Nel 1973 il grossista Oluf Lorentzen rese più capillari gli ingredienti del marchio Old El Paso, compresi gusci, condimenti e preparati per la cucina tex-mex.

La cucina tex-mex nacque dall’incontro tra tradizioni messicane e usanze del Texas, soprattutto nelle zone vicine al confine tra Stati Uniti e Messico. In Norvegia trovò terreno favorevole perché appariva esotica, era facile da preparare e permetteva di portare a tavola molti ingredienti diversi. La consacrazione nazionale arrivò soprattutto negli anni Novanta, sostenuta dalle promozioni nei supermercati.


Un taco senza regole precise

La versione norvegese punta sull’abbondanza. La farcitura più comune comprende carne macinata, ortaggi, formaggio e panna acida, ma nelle case possono comparire anche pesce, verdure conservate sott’aceto e proposte vegetariane. Non esiste una ricetta unica: ogni famiglia costruisce la propria combinazione.

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«I nostri tacos sono esagerati: aggiungiamo moltissimi ingredienti, quasi fosse una gara», spiega Valebrokk. La preparazione resta quindi soprattutto domestica, tanto che chi vuole assaporarla nella sua forma più autentica dovrebbe essere invitato a casa di una famiglia norvegese.

La giornalista osserva che il Paese ha spesso accolto influenze gastronomiche straniere, mentre solo recentemente ha iniziato a riscoprire con maggiore attenzione i sapori locali. In questo contesto, il taco è diventato una consuetudine nazionale pur non appartenendo alla tradizione storica norvegese.


Oslo offre anche alternative

La ritualità del venerdì si svolge soprattutto tra le mura domestiche, ma nella capitale non mancano indirizzi dedicati alla cucina messicana. Corral’s taco, piccolo chiosco di Oslo, è noto per i birria tacos, ripieni di carne stufata e serviti con un brodo piccante ottenuto da peperoncini e spezie.

A Grünerløkka si trova Mucho Mas, considerato il primo ristorante messicano della città, con nachos, quesadillas, burritos, tostadas, tacos e chile con carne. La Mayor, guidato dalla chef messicana Montserrat Garza, propone invece una cucina che unisce ricette messicane e materie prime norvegesi, incluso il pesce fresco, con piatti alla carta, percorso degustazione e brunch.

Perché la Norvegia è seconda dopo il Messico?

I dati disponibili indicano la Norvegia come il secondo Paese al mondo per consumo di tacos dopo il Messico. Il risultato si spiega con la combinazione di distribuzione capillare, preparazioni accessibili e trasformazione del taco in un appuntamento settimanale condiviso: non soltanto un alimento importato, ma una consuetudine ormai radicata nella vita quotidiana.

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