La Reggia non basta: perché a Caserta si parte anche per la pizza
Tra palazzi borbonici, borghi, paesaggi agricoli e indirizzi d’autore, Caserta ha trasformato la pizza in una ragione concreta per fermarsi più a lungo.
“Questo territorio è un crocevia di paesaggi e produzioni agricole”, racconta Franco Pepe osservando le strade di Caiazzo, tra vigneti, uliveti e orti. La conclusione ideale, secondo il pizzaiolo, arriva sulla terrazza del suo locale, davanti alle colline e con una Crisommola del Vesuvio: una pizza fritta dolce ispirata alle albicocche del territorio.
A Caiazzo si può invece cominciare da Sensazione di Costiera, preparazione fritta con alici di Cetara e scorza di limone. Il piatto è stato inserito dal New York Times tra i 13 assaggi da provare almeno una volta e contribuisce ad attirare visitatori da molti Paesi in questo borgo dell’entroterra casertano.
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Caiazzo trasforma la pizza in esperienza
A circa trenta minuti da Caserta, Caiazzo conserva l’atmosfera di un piccolo centro circondato da campagna e coltivazioni. Qui Pepe in Grani, il progetto di Franco Pepe, ha portato il paese all’attenzione internazionale anche grazie alla partecipazione del pizzaiolo a una puntata della serie Chef’s Table.
Il locale propone formule molto diverse tra loro: dalla pizza a portafoglio da prendere e mangiare fuori alla sala Authentica, ambiente raccolto con appena otto sedute. Pepe spiega che il progetto è nato nel 2012, quando acquistò una casa storica nel centro del borgo con l’obiettivo di creare uno spazio aperto a pubblici ed esigenze differenti.
La sosta non riguarda soltanto il pasto. Il panorama, le strade rurali e la presenza di uliveti e vigneti rendono Caiazzo una tappa in cui la cucina si lega direttamente al paesaggio. La proposta dolce a base di albicocche locali chiude un percorso che mette insieme agricoltura, memoria e ricerca gastronomica.
San Leucio punta sulla creatività
Nel territorio di San Leucio, frazione legata alla storia borbonica della seta, Ciccio Vitiello ha costruito Cambia-Menti, una pizzeria dedicata alla sperimentazione e alla sostenibilità. Nel menu trovano spazio impasti e formati differenti, dal padellino alla pizza tradizionale, oltre a lavorazioni con farine di canapa e cacao.
L’attività recupera e valorizza le risorse disponibili: gli ingredienti vengono utilizzati secondo una logica circolare e l’orto, gestito con pratiche di agricoltura rigenerativa, fornisce buona parte degli ortaggi impiegati in cucina. Vitiello considera la pizza contemporanea una delle principali leve turistiche della provincia: “Un monumento da solo non basta a farti viaggiare: chi si sposta cerca anche un’esperienza food”.
Il progetto gastronomico si inserisce in un luogo dalla forte identità storica. Alla fine del XVIII secolo Ferdinando IV di Borbone fondò qui la Real Colonia della seta, organizzata attorno a un modello comunitario avanzato per l’epoca.
Storia borbonica e sapori locali
Il Belvedere di San Leucio ospita il Museo della Seta, dove sono conservati telai antichi, damaschi e broccati. Il complesso, riconosciuto dall’Unesco nel 1997, racconta una vicenda produttiva e sociale che ha lasciato tracce anche negli arredi di luoghi istituzionali come il Quirinale e Buckingham Palace.
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Per apprezzare il sito in una luce particolare, il momento consigliato è il tramonto. Dalla terrazza si apre la vista sulla pianura casertana, sul Vesuvio e sul Golfo di Napoli. Poco distante si trovano le antiche abitazioni operaie di Ferdinandopoli, il quartiere ideato per ampliare la colonia serica.
La ricchezza agricola della zona ha radici profonde e risale anche alla gestione borbonica del territorio. Lo dimostrano i prodotti locali e gli appuntamenti dedicati al vino, come l’Alta Campania Wine Fest, che ai primi di settembre ha riunito a Castel Campagnano aziende vinicole, produttori e ristoratori con degustazioni e incontri.
Dalla Reggia ai borghi medievali
La visita alla Reggia di Caserta resta il punto di riferimento del viaggio, ma non esaurisce ciò che offre la provincia. Gli Appartamenti Reali, il grande Parco con cascate e giochi d’acqua e il Giardino Inglese compongono un itinerario monumentale che continua anche fuori dai cancelli.
Francesco Martucci, titolare di I Masanielli, vede nella presenza dei viaggiatori un’opportunità per la città e chiede che l’accoglienza continui a migliorare. La sua pizzeria, a breve distanza dalla residenza progettata da Luigi Vanvitelli, è diventata una destinazione per appassionati provenienti da tutto il mondo.
Martucci occupa da otto anni posizioni di vertice nelle classifiche di 50 Top Pizza e ha contribuito alla trasformazione della pizza d’autore. Tra le sue interpretazioni figura Futuro di Marinara, dove il pomodoro arrosto incontra alici, aglio orsino e olive caiatine, cultivar caratteristica delle colline casertane.
Il patrimonio legato all’acqua conduce invece all’Acquedotto Carolino, opera vanvitelliana inserita tra i siti Unesco. Il sistema serviva la Reggia, i mulini e il setificio di San Leucio; il tratto più scenografico è quello dei Ponti della Valle, a Valle di Maddaloni, riconoscibile per la sequenza di grandi arcate.
Un itinerario oltre il capoluogo
Tra le altre tappe figura il Real Sito di Carditello, tenuta progettata da Francesco Collecini come azienda agricola modello dei Borbone. Da lì il percorso può proseguire verso Casertavecchia, borgo medievale che conserva il Duomo romanico, le strade in pietra e affacci panoramici sul Golfo di Napoli.
È questo intreccio a rendere diversa la provincia: una residenza reale, architetture produttive, paesi collinari e una cucina capace di reinterpretare la tradizione convivono nello stesso viaggio. Caserta non è più soltanto una destinazione da visitare in giornata, ma un territorio nel quale fermarsi per alternare monumenti, paesaggi e pizze d’autore.
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