Il Pourquoi-Pas? naufragò nel 1936, morì Jean-Baptiste Charcot
Nel novantesimo anniversario, Islanda e Francia hanno ricordato l’esploratore polare e la tragedia del suo equipaggio
Il veliero Pourquoi-Pas? affondò il 16 settembre 1936 al largo dell’Islanda, durante il rientro dalla Groenlandia: morì anche Jean-Baptiste Charcot, comandante ed esploratore polare francese. Aveva 69 anni e stava tornando in patria con marinai e ricercatori dopo una difficile stagione di studi.
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La tempesta dopo la partenza
Il viaggio era cominciato il 15 settembre dalla rada di Reykjavík, con Copenhagen come destinazione. Dopo giorni di maltempo, le previsioni sembravano finalmente favorevoli e Charcot aveva ricevuto l’autorizzazione a salpare insieme al comandante Le Conniat. Al momento della partenza erano presenti il console francese, la moglie e diversi conoscenti.
Poche ore più tardi il quadro cambiò. La pioggia riprese, il barometro precipitò e il vento tornò a rinforzarsi. Charcot e Le Conniat decisero di invertire la rotta per rifugiarsi a Reykjavík, ma la marea calante e le raffiche contrarie impedirono alla nave di rientrare. Durante la notte, nei pressi del faro di Akranes, onde altissime investirono il ponte e un marinaio, Le Guen, finì in mare.
Il comandante rimase in plancia senza indossare il salvagente. Vedendo la situazione peggiorare, rivolse un pensiero ai giovani dell’equipaggio e mormorò: «Poveri ragazzi». Intanto la nave veniva spinta verso la costa dalla corrente e dalla burrasca.
L’ultima notte a bordo
Alle 4.30 l’albero di mezzana cedette, abbattendo l’antenna radio. Poco dopo anche la caldaia, riparata da poco e sottoposta a uno sforzo estremo, smise di funzionare. Senza possibilità di comunicare e ormai privo di governo, il Pourquoi-Pas? fu trascinato contro gli scogli.
Alle 5.45 venne ordinato di abbandonare la nave, ma le scialuppe furono distrutte dalla violenza del mare. Chi tentò di raggiungere la riva gettandosi in acqua non riuscì a salvarsi. L’unico superstite fu Eugène Le Gonidec, la cui testimonianza permise di ricostruire gli ultimi momenti del naufragio.
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Quando il mare si calmò, sulla spiaggia furono ritrovati i corpi di 23 persone, tra cui quello di Charcot. Altri sette vennero restituiti dall’acqua nei giorni successivi e sepolti in Islanda; alcune vittime non furono mai recuperate. Le salme del comandante e di parte dell’equipaggio rientrarono invece in Francia per i funerali di Stato.
Una nave tra Artico e Antartide
Il Pourquoi-Pas? era stato varato nel 1908. Aveva tre alberi alti 40 metri e un motore ausiliario da 550 cavalli, caratteristiche che gli consentivano di affrontare le spedizioni scientifiche nelle regioni polari. Nel 1936, tuttavia, la nave aveva già quasi trent’anni e la campagna in Groenlandia era stata ostacolata da tempeste continue e da un grave problema alla caldaia, provocato dal carbone islandese di cattiva qualità.
Charcot, nato il 15 luglio 1867 a Neuilly-sur-Seine, era figlio del neurologo Jean-Martin Charcot. Studiò medicina per volontà del padre e si laureò nel 1895, ma dopo aver ricevuto un’eredità scelse di dedicarsi alle esplorazioni. Prima di raggiungere le regioni più remote aveva già navigato tra Scozia, isole Fær Øer, Jan Mayen e Islanda.
Per la sua prima spedizione antartica fece costruire a Saint-Malo il veliero Le Français. L’obiettivo era partecipare alle ricerche legate a Otto Nordenskjöld, geologo ed esploratore svedese che aveva trascorso l’inverno sull’isola di Snow Hill, nel mare di Weddell, senza più dare notizie. Charcot partì con Adrien de Gerlache; in seguito proseguì da solo, mentre Nordenskjöld veniva tratto in salvo.
Nel 2026, a 90 anni dal naufragio, cerimonie commemorative si sono svolte in Islanda e in Francia. Vi ha partecipato anche Anne Manipoud Charcot, pronipote dell’esploratore e presidente dell’associazione Les Amis de Jean-Baptiste Charcot.
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