Fortezza di Rupea, mura medievali sulla via della Transilvania
La cittadella si raggiunge dalla DN13, tra Brașov e Sighișoara, e conserva torri, abitazioni e cortili fortificati
La Fortezza di Rupea domina la collina di Cohalm e la strada che attraversa la Transilvania tra Brașov e Sighișoara.
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Come raggiungere la cittadella
Il complesso si trova nel distretto di Brașov, appena a ovest dell’abitato di Rupea e vicino al confine amministrativo con Mureș. La collina su cui sorge è collegata alla strada nazionale DN13, inserita nel percorso europeo E60.
Da Brașov occorre percorrere circa 65-70 km, mentre da Sighișoara la distanza è di 50 km. Dal centro di Rupea una strada asfaltata conduce fino al parcheggio situato nei pressi dell’accesso alla fortezza. Chi viaggia in treno può scendere alla stazione, distante circa 4 km dal centro, e organizzare poi un ulteriore trasferimento.
Le mura disposte a spirale
L’impianto della cittadella segue il profilo del rilievo: quattro cinte concentriche formano tre settori difensivi, costruiti e modificati in epoche diverse. Dall’alto, le fortificazioni ricordano una chiocciola, perché gli spazi si restringono procedendo verso la sommità.
Ai piedi della collina si estende la città omonima, circondata da prati, rilievi dolci e piccoli centri rurali. Dalla parte più elevata lo sguardo arriva sui tetti di Rupea, sulla campagna transilvana e sulle colline all’orizzonte; verso il basso si riconosce invece la disposizione ordinata di cortili, torri e mura.
Una storia lunga sette secoli
Nell’area sono stati rinvenuti strumenti di pietra, ceramiche e altri materiali che attestano insediamenti umani già nella preistoria. La tradizione colloca sulla stessa altura una fortificazione dacica chiamata Ramidava, poi trasformata dai Romani in un presidio noto come Rupes.
La prima attestazione della roccaforte medievale risale al 1324, quando il sito fu coinvolto in uno scontro tra i rappresentanti della comunità sassone locale e le forze del voivoda di Transilvania. In quel periodo compariva nei documenti come Castrum Kuholm, nome legato alla denominazione tedesca del luogo e alla conformazione pietrosa del colle.
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Gli ambienti da vedere
La parte bassa, chiamata Cetatea de Jos, si apre in un grande cortile racchiuso da mura e raggiungibile attraverso un ingresso protetto da torri. Qui si trova Turnul Slăninii, la Torre della Pancetta, che in passato serviva a conservare carne e lardo della comunità.
La salita verso la Cetatea de Mijloc porta tra passaggi coperti, porte ad arco e strutture appartenenti a fasi costruttive differenti. Tra gli elementi più riconoscibili ci sono la Torre Pentagonale e la Torre degli Scrivani, o Turnul Diecilor, dotata di una cornice lignea del XV secolo e probabilmente destinata anche alla custodia di documenti.
Vita dentro le fortificazioni
Il percorso comprende anche l’edificio chiamato Cappella, che potrebbe avere ospitato un luogo di culto luterano oltre ad altri ambienti. Restano inoltre il pozzo, alcune abitazioni, aperture nelle murature e tracce di camini, testimonianze della vita quotidiana degli abitanti.
La Cetatea de Sus rappresenta il nucleo più antico e aderisce direttamente alla roccia basaltica. Vi si arriva passando da un accesso stretto e voltato, un tempo difeso da una grata; all’interno sono ancora visibili resti di case e locali utilizzati dalle autorità locali.
Nel XVI secolo una parte della popolazione si trasferì all’interno delle mura. La cittadella arrivò a comprendere quasi 100 abitazioni, depositi, spazi commerciali, edifici amministrativi, una cappella e strutture per le armi. Nel secolo successivo il complesso raggiunse la massima estensione, mentre nel 1716 fu utilizzato come rifugio durante un’epidemia di peste.
Con il mutare degli equilibri politici, Rupea perse la funzione militare e iniziò a deteriorarsi. Gli interventi eseguiti tra il 2010 e il 2012 hanno recuperato gran parte dell’aspetto oggi visibile. La tradizione locale lega inoltre la collina a Decebalo, che secondo un racconto si sarebbe tolto la vita dopo la sconfitta contro Roma, e attribuisce alle coppie sassoni l’usanza di portare un mattone per contribuire alla costruzione delle mura.
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