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Viaggi 4 min di lettura30 set

Da emigrato a attore: la svolta di Mario Pirovano a Londra

Nel 1983 l’incontro con Dario Fo e Franca Rame trasformò la vita di un giovane lavoratore lombardo, poi diventato interprete e custode della loro eredità teatrale.

Per Mario Pirovano Londra non è stata soltanto la città in cui cercare un impiego, ma il luogo della svolta. Nel 1983, dopo aver assistito a Mistero Buffo al Riverside Studios, entrò in contatto con Dario Fo e Franca Rame: da quel momento iniziò un percorso che lo avrebbe portato dalla traduzione alla scena, fino alla diffusione internazionale del loro teatro.


La sera che cambiò ogni prospettiva

Originario della provincia di Milano e figlio di contadini, Pirovano si era trasferito in Inghilterra a 24 anni. Conosceva già l’impegno della coppia per un teatro popolare, satirico e attento alle ingiustizie. Andò a teatro insieme al musicista Angelo Airaghi con il desiderio di ringraziare Fo e Rame, ma l’incontro prese una direzione inattesa.

Prima dello spettacolo si trovò a fare da interprete in una discussione tra Dario Fo e alcuni giovani londinesi, che gli chiedevano di promuovere dal palco una manifestazione contro la presenza delle truppe britanniche in Irlanda del Nord. Quell’intervento improvvisato aprì la strada a una collaborazione destinata a durare: per un mese Pirovano accompagnò la coppia nella capitale inglese e ne tradusse le conversazioni.

Franca Rame gli propose poi di entrare nella compagnia. Pirovano pensò inizialmente a una semplice cortesia, ma dopo qualche settimana ricevette davvero la telefonata che attendeva. Preparò la valigia, raggiunse Milano e per vent’anni abitò con Fo e Rame nella loro casa di corso di Porta Romana.


Dalla traduzione al palcoscenico

All’inizio il suo ruolo fu quello di traduttore, accompagnatore e collaboratore durante le tournée. L’apprendistato accanto ai due artisti gli permise di assimilare tecniche, tempi e modalità di un teatro fondato sulla parola, sul gesto e sul rapporto diretto con gli spettatori.

La trasformazione in attore arrivò nel 1991, quando improvvisò un monologo tratto da Mistero Buffo davanti a un gruppo di ragazzi. Da allora ha continuato a interpretare i testi della coppia, anche in inglese e spagnolo. «Londra è stato un passaggio fondamentale», ha raccontato, spiegando che proprio lì ha imparato a modulare linguaggio e ritmo in base alle culture e alle persone che aveva davanti.

Nel 1997 Dario Fo ricevette il Premio Nobel per la Letteratura con una motivazione legata alla sua capacità di riprendere la tradizione dei giullari medievali, mettendo in discussione il potere e restituendo dignità agli oppressi. Pirovano ha contribuito a rendere accessibile quella lezione teatrale ben oltre l’Italia.


Un teatro capace di viaggiare

Fo e Rame erano già conosciuti all’estero quando Pirovano entrò nella compagnia. Gli spettacoli ricorrevano a sottotitoli e traduzione simultanea, ma la risposta del pubblico non dipendeva soltanto dalle parole: mimica, gestualità e carisma rendevano comprensibili le situazioni anche in Russia, America Latina, Danimarca e Stati Uniti.

Il lavoro linguistico, però, richiedeva molto più della semplice sostituzione di una parola con un’altra. Fo chiedeva che i suoi testi fossero affidati a persone capaci di comprenderne il funzionamento scenico, perché bisognava conservare suoni, pause, ritmo, improvvisazioni e coinvolgimento degli spettatori.

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Pirovano ricorda in particolare la difficoltà di trasferire riferimenti culturali e religiosi in paesi dove non erano immediatamente riconoscibili. Quando anche il pubblico olandese rise davanti a uno di quei passaggi, capì che la distanza si era ridotta e che la traduzione aveva raggiunto il suo obiettivo.


Una memoria ancora attiva

Oggi Pirovano vive a Gubbio, a breve distanza dalla Libera Università di Alcatraz, fondata da Jacopo Fo. È proprio quel luogo, tra Gubbio e Perugia, a occupare un posto speciale nella sua storia: lì, ha spiegato, ha imparato da Dario Fo e Franca Rame che cosa significhi davvero fare teatro.

Dopo la scomparsa dei due artisti, continua a proporre i loro testi in scena, a tradurli e a lavorare con studenti e partecipanti ai corsi dell’Università. Il suo impegno punta a mantenere vivo un repertorio capace di parlare ancora di guerra, violenza, ingiustizia e ipocrisia del potere.

Il 30 settembre tornerà sul palco di Gubbio con Lu Santo Jullare Francesco, in un anno segnato dall’ottavo centenario della morte di San Francesco e dal centenario della nascita di Dario Fo. Per Pirovano sarà anche un modo per proseguire una trasmissione artistica iniziata quella sera londinese del 1983.


I ritorni più significativi

Tra le esperienze che considera decisive c’è il ritorno al Riverside Studios. Nel 2002 vi presentò la prima versione inglese di Johan Padan a la descoverta de le Americhe, spettacolo dedicato a un contadino lombardo che fugge dall’Inquisizione, raggiunge il Nuovo Mondo e sceglie di schierarsi con gli indigeni invece che con i conquistatori.

Ritornare nello stesso teatro dell’incontro con Fo e Rame ebbe per lui un forte valore emotivo. Un anno più tardi, nel 2003, la stessa opera fu accolta con entusiasmo a Melbourne, anche dalla critica.

A Edimburgo, invece, Pirovano debuttò in inglese con Lu Santo Jullare Francesco. La ricerca di una pronuncia e di un ritmo efficaci fu complessa, ma gli permise di capire che il suo inglese imperfetto poteva diventare uno strumento scenico, quasi come il grammelot usato da Fo per avvicinare gli spettatori al racconto.

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