Corea del Sud, oltre la K-Culture: il viaggio che cambia prospettiva
Dieci settimane nel Paese mostrano una società sospesa tra modernità, tradizioni familiari e nuove abitudini individuali.
La Corea del Sud può conquistare già prima della partenza, tra musica, serie televisive, cucina e immagini di città futuristiche. Il rischio, una volta arrivati, è però di cercare soltanto ciò che si è già visto sullo schermo e di perdere il Paese più quotidiano, fatto di rituali, contraddizioni e gesti ordinari.
Per comprenderlo davvero serve rallentare. Un soggiorno di dieci settimane permette di guardare oltre le mete più fotografate e di osservare come cambiano la spesa, il tempo libero, i pasti e persino il modo di affrontare le grandi decisioni della vita.
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Busan non finisce a Gamcheon
Gamcheon resta uno dei luoghi più riconoscibili di Busan: le sue stradine tortuose, le case colorate e il continuo afflusso di visitatori lo hanno trasformato in una tappa quasi obbligata. La città, seconda in Corea del Sud soltanto a Seoul per dimensioni, offre però molto più di questo quartiere arroccato sulle montagne.
Anche Haeundae, con i suoi grattacieli riflessi che circondano la spiaggia urbana più frequentata del Paese, rappresenta soltanto una parte del volto cittadino. Per cogliere la natura di Busan bisogna spostarsi tra le zone residenziali e lasciarsi guidare dalle abitudini locali, spesso lontane dai percorsi più battuti.
L’alba quotidiana di Gwangalli
A Gwangalli la giornata comincia molto presto. Poco dopo le cinque del mattino, sulla spiaggia si incontrano anziani già impegnati nelle loro attività: alcuni attendono in silenzio la luce del giorno, altri entrano nell’acqua fredda, fanno esercizi di allungamento, corrono a piedi nudi o utilizzano le palestre all’aperto.
Durante l’estate, il lungomare diventa il punto di partenza per una corsa, una lezione di pilates o un’uscita in tavola da paddle. Costruire una routine aiuta anche a creare rapporti, soprattutto con gli altri stranieri residenti, mentre la lingua continua a rappresentare un ostacolo concreto nei contatti con la popolazione locale.
Fare la spesa diventa un’esplorazione
Nei supermercati coreani anche un’azione banale può assumere l’aspetto di una scoperta. La frutta, per esempio, viene spesso sistemata con una cura sorprendente: mele protette da reti, rivestite di plastica e confezionate come oggetti preziosi. Il prezzo, in alcuni casi, conferma questa impressione: una sola mela può arrivare a costare 4,50 euro.
Tra le alternative più accessibili c’è il chamoe, il melone coreano che d’estate occupa un posto centrale nei mercati. Nei corridoi dei supermercati si trovano inoltre numerose varietà di noodles, riso già cotto in confezioni monoporzione e tonno aromatizzato con condimenti poco familiari al palato occidentale.
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Mercati e ristoranti cercano equilibrio
I mercati locali conservano un’impostazione legata alla spesa delle famiglie numerose. Frutta e ortaggi vengono disposti nei sokuri, cestini di plastica colorati riempiti fino all’orlo con mandarini, chamoe o pomodori. Comprare soltanto una quantità ridotta non è semplice, perché raramente la merce viene venduta a peso.
Questa abbondanza racconta anche una trasformazione sociale. Gli Eorushin, gli anziani che animano i mercati e le spiagge prima dell’alba, appartengono a un modello familiare distante dalla nuova società individualista. Gli Honjok, cioè le persone che vivono e consumano da sole, trovano soluzioni più pratiche nelle grandi catene come E-mart, pur dovendo spesso acquistare confezioni ancora abbondanti.
Lo stesso cambiamento riguarda il barbecue coreano. La cottura al centro del tavolo, accompagnata da carne marinata, aglio, zenzero, salsa di soia e kimchi, nasce per essere condivisa e tradizionalmente richiede la presenza di più commensali.
Per chi viaggia da solo, molti ristoranti rappresentano ancora una difficoltà: accendere la griglia per un unico cliente significa lasciare un posto inutilizzato e sostenere costi elevati. A Seoul esistono formule più flessibili, mentre in altre zone alcuni locali chiedono di ordinare almeno due o tre porzioni di carne, rendendo il pasto abbondante ma impegnativo per una sola persona.
A Seomyeon il futuro passa dalla tradizione
Tra le contraddizioni più evidenti della Corea del Sud c’è il rapporto con la divinazione. In una delle società più industrializzate del mondo, molte persone continuano a rivolgersi alla tradizione quando devono prendere decisioni importanti o cercano indicazioni sul proprio futuro.
A Busan, soprattutto nella zona di Seomyeon, gli studi di Saju e i locali dedicati alla lettura dei Tarocchi sono numerosi. La Seomyeon Saju Golmok raccoglie diverse attività di questo tipo, frequentate in particolare da giovani e coppie. Il fenomeno mostra come la modernità coreana conviva con il bisogno, antico e ancora attuale, di trovare risposte oltre la razionalità quotidiana.
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