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Viaggi 4 min di lettura2 ore fa

Chott el Jerid, viaggio sul lago salato della Tunisia

Strada tra cristalli, miraggi e set di Star Wars nel grande bacino del Sahara tunisino

Il Chott el Jerid è una vasta distesa salina nel sud-ovest della Tunisia, con una superficie di circa 5.000 km².

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Come raggiungere il bacino

Il lago si trova tra le aree amministrative di Tozeur e Kebili, a sud dei rilievi dell’Atlante. Il suo asse principale segue la direttrice da ovest a est e si collega al Chott el Fejaj, un’altra depressione ricoperta di sale.

L’attraversamento più semplice avviene lungo la strada asfaltata che unisce Kebili e Tozeur. Il percorso corre sopra un terrapieno, circondato da una pianura senza alberi né riferimenti vicini. Da Djerba il tragitto in automobile è di circa 300 km e richiede almeno 4 ore, secondo il percorso scelto.

Tozeur può essere una base per l’escursione e offre anche un interesse proprio. L’antico centro carovaniero conserva quartieri con facciate decorate da piccoli mattoni d’argilla color ocra, disposti in motivi geometrici, linee spezzate e forme a losanga.


Il sale e i colori della superficie

Il paesaggio cambia con le stagioni. In inverno le precipitazioni possono raccogliersi in specchi d’acqua poco profondi; nei mesi asciutti, invece, il calore elimina l’umidità e lascia emergere una copertura di sale fratturata e irregolare.

Le pozze possono assumere sfumature rosa o verdi, mentre sottili tracce violacee si alternano ai riflessi chiari dei cristalli. La varietà cromatica dipende dalla composizione dell’acqua e dalla presenza di microrganismi capaci di vivere in condizioni di elevata salinità.

Nelle ore più calde compaiono spesso i miraggi. Gli strati d’aria vicini al suolo raggiungono temperature diverse e deviano la luce, facendo apparire pozze e profili lontani in forme deformate. Lungo la strada si trovano anche banchi con minerali della zona, comprese le cosiddette rose del deserto, aggregati di gesso dalla struttura simile a petali.


Il set della saga cinematografica

Sul margine occidentale, vicino a Nefta, il paesaggio fu utilizzato nel 1976 per alcune riprese del primo Star Wars, arrivato nelle sale nel 1977. La pianura entrò così nelle immagini del pianeta Tatooine e fece da sfondo alla casa della famiglia Lars, legata al personaggio di Luke Skywalker.

La costruzione bianca dalla pianta tondeggiante è ancora visitata dagli appassionati. Le intemperie l’avevano deteriorata, ma nel 2012 un gruppo di fan ne promosse il recupero. Per arrivare alla struttura, isolata rispetto alla strada principale, è consigliabile rivolgersi a una guida del posto e controllare prima le condizioni del fondo e le regole di accesso.

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La zona permette inoltre di ampliare il percorso verso le oasi montane di Chebika, Tamerza e Midès, note per gole e sorgenti. In alternativa si possono raggiungere Sabria, Nouil ed El Faouar, località situate ai margini delle dune.


Geologia e racconti antichi

La depressione si è formata nel corso di tempi geologici molto lunghi, tra l’Atlante sahariano e la piattaforma desertica meridionale. I movimenti della crosta e l’accumulo progressivo dei sedimenti hanno modellato il bacino oggi occupato dalla pianura salina.

L’acqua arriva dalle piogge, dagli uadi, cioè i corsi che si attivano in modo temporaneo, e dalle falde sotterranee. L’aridità ne provoca l’evaporazione, mentre i minerali restano sul terreno: tra i depositi principali ci sono il salgemma, composto soprattutto da cloruro di sodio, e il gesso. Le diverse fasi di allagamento e asciugatura modificano nel tempo spessore e conformazione della crosta.

Prima delle spiegazioni scientifiche, il luogo era già associato al lago Tritone descritto dagli autori dell’antichità. Un racconto attribuito a Erodoto narra che Giasone e gli Argonauti sarebbero rimasti bloccati nelle sue acque e avrebbero ricevuto l’intervento della divinità marina Tritone.

Nell’Ottocento quella leggenda contribuì a ispirare il progetto dell’ufficiale francese François-Élie Roudaire. L’idea era collegare le depressioni saline del Sahara al Mediterraneo, usando canali alimentati dal golfo di Gabès, per creare un vasto mare interno. Le difficoltà tecniche e le valutazioni altimetriche errate portarono all’abbandono dell’iniziativa nel 1882.

Il progetto attirò anche l’interesse di Jules Verne, che lo utilizzò come spunto per il romanzo L’invasione del mare, pubblicato nel 1905. Il Chott el Jerid compare inoltre nell’opera dello scrittore Frank Heller, autore de La mille e seconda notte.


Quando organizzare la visita

Il periodo generalmente più adatto va da ottobre ad aprile, quando le temperature risultano più gestibili. Durante l’estate il termometro può arrivare a 50 °C e il riverbero della superficie rende indispensabili acqua in quantità, protezione per la pelle e occhiali da sole.

Il valore del sito non è soltanto paesaggistico. Dal 2007 il Chott el Jerid è inserito tra le zone umide di importanza internazionale riconosciute dalla Convenzione di Ramsar, a tutela di un ambiente che alterna acqua, sale e forme di vita adattate a condizioni estreme.

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