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Viaggi 3 min di lettura18 ott

Alberi, il boom del 2025 ha un punto debole: dipende dal PNRR

Nel 2025 sono state piantate quasi 3,7 milioni di piante, ma la crescita della forestazione italiana resta legata ai fondi straordinari e procede in modo disomogeneo tra i territori.

La corsa alla forestazione italiana ha raggiunto livelli mai registrati prima dall’Atlante delle Foreste, ma il risultato solleva anche un interrogativo sulla continuità degli interventi. Gran parte dell’incremento del 2025 è infatti arrivata dalle Città metropolitane e dai finanziamenti del PNRR, mentre diverse Regioni non hanno avviato nuovi impianti.

Il rapporto, giunto alla sesta edizione, raccoglie i dati di 260 progetti realizzati in aree urbane e rurali. L’indagine viene condotta dal 2020 da Legambiente e AzzeroCO2, con l’apporto specialistico della Compagnia delle Foreste per Il Sole 24 Ore.

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Il record verde rischia di non durare

Nel corso del 2025 sono stati messi a dimora quasi 3,7 milioni tra alberi e arbusti, il 17% in più rispetto all’anno precedente. Le nuove piantagioni hanno occupato oltre 5.300 ettari e, secondo le valutazioni dell’Atlante, produrranno servizi ecosistemici quantificabili in circa 28 milioni di euro ogni anno durante il ciclo di vita degli impianti.

La spinta più consistente è arrivata dalle Città metropolitane, il cui contributo è cresciuto di oltre quattro volte grazie alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Si tratta però di finanziamenti non permanenti: una volta terminata questa fase, resta aperta la questione di quali meccanismi potranno sostenere nuovi progetti con regolarità.


Trentino in testa, Sicilia seconda

Il Trentino-Alto Adige conserva il primato regionale per il terzo anno consecutivo, superando 840 mila alberi. Il dato risente degli stanziamenti provinciali rivolti al recupero dei boschi colpiti dalla tempesta Vaia e dai danni provocati dal bostrico.

La Sicilia conquista invece per la prima volta la seconda posizione, con più di 600 mila piante. A determinare il risultato sono stati i fondi rimasti dalla programmazione dello Sviluppo rurale 2014-2022 e i cantieri avviati dalle Città metropolitane di Catania e Palermo.

Alle loro spalle si collocano Lombardia e Piemonte: la prima supera 479 mila alberi, la seconda arriva oltre 469 mila. Il conteggio comprende i lavori sostenuti dalle amministrazioni regionali, dalle Città metropolitane e dai soggetti privati.

Il quadro è molto meno uniforme se si considerano gli strumenti ordinari delle politiche forestali. Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Marche e Molise non hanno finanziato nuovi impianti nel 2025.

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Fondi rurali ancora a velocità diverse

In molti casi pesa il ritardo nell’avvio del Complemento regionale per lo Sviluppo rurale collegato alla Politica agricola comune 2023-2027. Nell’anno preso in esame soltanto Lombardia, Toscana e Umbria hanno utilizzato questa misura per nuovi interventi; Abruzzo e Basilicata ne hanno programmato l’avvio tra la fine del 2026 e il 2027.

La Liguria costituisce un’eccezione: l’assenza di nuovi finanziamenti viene ricondotta alla già ampia estensione delle aree boschive regionali. Per il quinto anno di fila, invece, non sono disponibili dati relativi alla Sardegna.


Torino e Roma trainano le metropoli

Le Città metropolitane hanno collocato nel terreno 1,48 milioni di alberi e arbusti attraverso il PNRR. È il valore più alto rilevato dall’Atlante e supera di oltre quattro volte quello dell’edizione precedente.

Torino guida la graduatoria con più di 455 mila alberi, seguita da Roma, che oltrepassa quota 414 mila. Insieme, le due amministrazioni rappresentano il 59% del totale metropolitano. Seguono Reggio Calabria, con circa 261 mila piante, e Catania, arrivata a 118 mila dopo aver portato a termine in un’unica stagione progetti rimasti bloccati per tre anni.

Sei Città metropolitane, tuttavia, risultano prive di nuove messe a dimora nel periodo osservato. Firenze ha completato le piantagioni dopo la chiusura della finestra considerata dall’indagine; Venezia ha aderito al primo avviso del bando PNRR ma non al successivo, mentre Bologna non ha attivato opere attraverso il Piano.

Per Bari, Genova e Messina il rapporto segnala invece che non è stata comunicata l’apertura dei lavori relativi ai progetti finanziati con il secondo avviso.

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