Un'isola galleggiante da 74mila tonnellate per la ricerca cinese
La struttura sarà costruita da Shanghai Waigaoqiao Shipbuilding e dovrebbe essere consegnata all’università nel giugno 2030.
La Cina ha progettato una piattaforma galleggiante destinata alla ricerca oceanografica. Il progetto prevede una struttura da 74.000 tonnellate, autonoma negli spostamenti e in grado di accogliere centinaia di persone per periodi prolungati.
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Una base scientifica in mare
L’obiettivo è trasferire le attività di ricerca da una nave a una vera e propria base mobile in mezzo all’oceano. La piattaforma sarà assegnata alla Shanghai Jiao Tong University e dovrebbe consentire esperimenti di lunga durata direttamente nelle aree marine interessate.
La struttura è stata pensata per operare anche quando le condizioni meteorologiche rendono più complesso il lavoro delle normali navi oceanografiche. La sua autonomia di navigazione dovrebbe permetterle di raggiungere diversi punti senza dipendere continuamente da supporti esterni.
Perché serviva una struttura più grande
Le navi dedicate agli studi sul mare possono spostarsi in quasi ogni zona del pianeta, ma presentano limiti quando le campagne di ricerca devono protrarsi a lungo. Gli spazi disponibili, la permanenza dell’equipaggio e il maltempo possono infatti rendere difficili gli esperimenti continuativi.
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L’isola artificiale galleggiante punta a offrire ambienti più adatti alla presenza di numerosi ricercatori e tecnici. Il progetto prevede infatti che a bordo possano soggiornare centinaia di persone, trasformando la piattaforma in un centro operativo mobile per attività scientifiche prolungate.
Contratto da 350 milioni di euro
La realizzazione è stata affidata a Shanghai Waigaoqiao Shipbuilding con un accordo dal valore di circa 350 milioni di euro. Le dimensioni e la capacità di movimento rendono la piattaforma un’opera navale destinata a un utilizzo diverso da quello delle tradizionali imbarcazioni oceanografiche.
La consegna alla Shanghai Jiao Tong University è programmata per giugno 2030. Fino ad allora dovranno essere completate la costruzione della struttura, l’integrazione dei sistemi di navigazione autonoma e gli allestimenti necessari per ospitare il personale di ricerca.
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