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Tecnologia 2 min di lettura6 giorni fa

Revolut, l’hacker alza la posta: spunta il nodo dei clienti italiani

Dopo la presunta fuga di dati, l’autore dell’attacco avrebbe contattato anche i titolari degli account: nel database ci sarebbero almeno 15 italiani, secondo quanto riferito al Corriere della Sera.

La pressione sugli utenti Revolut sarebbe entrata in una fase nuova: dopo il tentativo di estorsione indirizzato alla banca digitale, l’autore del presunto attacco avrebbe preso di mira direttamente i clienti coinvolti. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, l’hacker sostiene che i dati esfiltrati siano ora in vendita e che, in cambio di denaro, sia possibile cercare di essere esclusi dalla distribuzione futura.

La mossa, però, non offrirebbe alcuna tutela reale. Anche versando la somma richiesta, non esisterebbe un modo per accertare la cancellazione effettiva delle informazioni né per escludere che copie del materiale siano già state salvate altrove.


I file mostrati nel Dark Web

Nel sito usato dall’attaccante nel Dark Web sarebbero comparse anche prove a sostegno delle sue affermazioni. Tra i contenuti indicati figurerebbero documenti impiegati nelle procedure KYC, fotografie, dati personali e la cronologia delle operazioni sui conti.

In almeno un caso, stando a quanto riportato, sarebbe presente un dossier da 719 pagine con tutte le transazioni registrate dall’apertura dell’account. Altri materiali mostrerebbero insieme il volto del cliente e il documento di identità associato.


Il numero degli italiani sale

Il dato più delicato riguarda proprio gli utenti italiani. Nei giorni scorsi erano stati citati otto cittadini italiani tra le persone coinvolte, numero richiamato anche dalla sottosegretaria al Ministero dell’Interno Wanda Ferro.

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Ora, sempre secondo la versione fornita dall’hacker al Corriere, gli italiani nel database sarebbero almeno 15. A questi andrebbero aggiunti alcuni residenti all’estero ma in possesso di documenti italiani. Si tratta, al momento, di informazioni che non risultano verificate in modo autonomo.


Un quadro ancora da confermare

Resta quindi un passaggio decisivo: le cifre diffuse dall’attaccante, così come la portata complessiva del materiale sottratto, non hanno ancora una conferma indipendente. Il gruppo responsabile del databreach, identificato come ImNotAVillain, avrebbe intanto rivendicato la disponibilità di 150 GB di dati, pari a oltre 85mila file, sottratti a organizzazioni italiane.

Nel frattempo, la vicenda continua a evolvere con nuovi elementi e con un obiettivo che sembra spostarsi sempre più sugli utenti finali, oltre che sull’azienda colpita.

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