Google sfida Bruxelles: Android e Search diventano terreno di scontro
Il gruppo Alphabet ricorre contro le misure europee che impongono più apertura su Android e l’accesso regolato ai dati di Google Search per i concorrenti dell’intelligenza artificiale.
Le modifiche già introdotte da Google nello Spazio economico europeo mostrano quanto il Digital Markets Act stia incidendo sulla ricerca online. A settembre l’azienda ha ritoccato la pagina dei risultati di Search per rispettare altri obblighi europei, mentre ora il confronto si allarga al patrimonio tecnologico che sostiene Android e il motore di ricerca.
La privacy è il nodo dello scontro
Google considera rischioso il modello delineato dalla Commissione europea. Secondo Oliver Bethell, responsabile delle questioni sulla concorrenza per il gruppo, le ricerche degli utenti possono rivelare informazioni molto delicate e la condivisione prevista dalle nuove regole potrebbe non garantire sempre un anonimato adeguato.
La società contesta anche l’accesso richiesto per le applicazioni di intelligenza artificiale su Android. Consentire a programmi esterni di ottenere autorizzazioni profonde sul telefono, sostiene Mountain View, potrebbe aumentare i pericoli per la sicurezza dei dispositivi e dei loro proprietari.
Bruxelles replica che le due misure comprendono protezioni specifiche. Per i dati di Search sono previsti diversi livelli di anonimizzazione, mentre Google potrà verificare la presenza di minacce rilevanti per la sicurezza informatica o per la tutela dei dati prima di autorizzare l’accesso di un determinato operatore.
Un vantaggio da dividere
La posta in gioco va oltre il semplice adeguamento tecnico. Android può diventare il principale punto di interazione tra utenti e assistenti digitali, mentre i chatbot dotati di funzioni di ricerca possono insidiare il ruolo tradizionale dei motori online. L’obiettivo europeo è impedire che la posizione dominante già conquistata da Google in questi settori favorisca automaticamente Gemini e gli altri servizi del gruppo.
Per questo la Commissione ha stabilito che i concorrenti debbano poter utilizzare alcune funzioni di Android in condizioni comparabili a quelle concesse all’assistente di Google. Tra gli strumenti coinvolti figurano l’avvio tramite voce, l’uso del contesto dell’utente quando autorizzato, il dialogo con altre applicazioni, l’esecuzione di operazioni al suo posto, il controllo dello schermo, l’impiego dei modelli installati sul dispositivo e il funzionamento in background.
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Il ricorso arriva in Lussemburgo
Alphabet ha portato la controversia davanti al Tribunale dell’Unione europea il 28 settembre, impugnando due decisioni della Commissione adottate in base al Digital Markets Act. Una riguarda l’apertura di Android agli assistenti rivali; l’altra disciplina la messa a disposizione di informazioni prodotte dalle ricerche effettuate su Google Search.
La presentazione dei ricorsi non congela automaticamente gli obblighi. Il procedimento potrà quindi procedere insieme all’attuazione delle misure, a meno che il Tribunale non conceda specifiche sospensioni cautelari.
Scadenze diverse per Android e Search
L’accesso alle funzioni del sistema operativo dovrà essere predisposto in gran parte con la prossima versione principale, Android 18, e comunque entro il primo agosto 2027. L’uso contemporaneo di più comandi vocali di attivazione è invece rinviato ad Android 19, con termine ultimo fissato al primo agosto 2028.
Sul fronte della ricerca, Google dovrà preparare entro novembre 2026 un archivio anonimizzato contenente informazioni su interrogazioni, clic, visualizzazioni e posizione dei risultati. Entro gennaio 2027 dovrà inoltre indicare le condizioni economiche per consentirne l’utilizzo.
Tra i possibili destinatari non rientrano soltanto i motori di ricerca classici. La disciplina può coinvolgere anche servizi conversazionali con accesso al web, compresi operatori come OpenAI, citata tra i potenziali interessati. Bruxelles punta così a ridurre il trasferimento automatico del potere accumulato da Google nei mercati già consolidati verso la nuova competizione sull’intelligenza artificiale.
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