Revolut, 150 GB in vendita: nel mirino anche enti italiani
Il gruppo ImNotAVillain sarebbe riapparso online con un doppio fronte: archivio Revolut da piazzare e dati legati ad autorità italiane offerti sul mercato.
La nuova mossa attribuita a ImNotAVillain non si limita più al dossier Revolut. Secondo quanto riportato, il gruppo avrebbe rilanciato mettendo sul mercato 150 GB di materiale riconducibile a enti e autorità italiane, mentre parallelamente cambierebbe approccio verso le vittime del furto di dati.
In base alla stessa ricostruzione, infatti, gli attaccanti starebbero cercando di ottenere denaro anche contattando direttamente i clienti coinvolti nel data breach. Una strategia diversa rispetto alla sola rivendita dell’archivio sottratto, che amplia il perimetro della pressione esercitata sulle persone colpite.
La nuova linea degli hacker
La sigla ImNotAVillain sarebbe quindi tornata a farsi vedere online con un metodo più aggressivo e frammentato. Da un lato la vendita del pacchetto di dati, dall’altro richieste economiche rivolte ai singoli utenti coinvolti nell’incidente.
Il punto centrale resta il materiale sottratto a Revolut, ma il quadro si allargherebbe anche a informazioni legate alle autorità italiane. È su questo secondo filone che si concentra l’ultima offerta di vendita, descritta come un archivio da 150 GB.
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Nel mirino anche i clienti coinvolti
Non ci sarebbe solo l’obiettivo di monetizzare il bottino attraverso canali diretti di scambio. Stando a quanto emerge, gli hacker avrebbero scelto di bussare anche alle porte dei clienti colpiti, chiedendo soldi in modo esplicito.
Questa doppia offensiva — vendita dei dati e contatti diretti con le vittime — segna un cambio di strategia rispetto al semplice data breach. Nel caso citato, oltre all’archivio Revolut, il materiale messo all’asta riguarderebbe anche soggetti istituzionali italiani, elemento che rende la vicenda più ampia del solo perimetro finanziario.
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