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Presage, il cloud europeo guarda alla California: la sfida dei dati

La startup francese vuole anticipare i malfunzionamenti delle infrastrutture digitali, ma per crescere deve affrontare il nodo dei dati, dei capitali e dei grandi operatori

La vocazione europea di Presage potrebbe essere messa alla prova dal progetto di portare una parte del gruppo a San Francisco. Secondo Maddyness, la startup francese valuta questo trasferimento per avvicinarsi ai principali operatori statunitensi del cloud: un passaggio che riapre il problema della dipendenza da dati, risorse finanziarie e capacità di calcolo spesso controllati oltreoceano.

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Una promessa ancora da verificare

Il progetto Cloud-1 non ha ancora dimostrato sul campo tutta la sua efficacia. Durante la presentazione non sono stati indicati clienti già operativi né percentuali sulla precisione delle previsioni, mentre l’intesa con Scaleway resta un’iniziativa esplorativa. Presage deve inoltre confrontarsi con realtà come Datadog e Dynatrace, che dispongono già di una base ampia di clienti, informazioni e collegamenti con altri strumenti.

La società, fondata nel 2024 da Benjamin Rey e Arthur Chevalier, ha raccolto 2,3 milioni di euro da WeLoveFounders, Kima Ventures e ID4. A settembre è entrato come cofondatore Tony Tung, ricercatore con quasi dieci anni di esperienza in Meta tra realtà virtuale e intelligenza artificiale.


Il modello che prova il futuro

L’obiettivo è portare nel cloud la logica dei modelli del mondo: sistemi capaci di osservare un ambiente, apprenderne i meccanismi e simulare gli effetti di un cambiamento. In robotica e nei filmati, per esempio, questo approccio serve a rappresentare elementi della fisica; Presage vuole applicarlo alle infrastrutture che sostengono i servizi digitali.

Cloud-1 è concepito come un modello di base, addestrato per affrontare diversi compiti e per apprendere il comportamento di un’infrastruttura reale. In concreto, dovrebbe stimare cosa potrebbe accadere davanti a un aumento del traffico, a una modifica della configurazione o al malfunzionamento di una componente, consentendo di testare l’intervento prima di portarlo nell’ambiente produttivo.


Dai segnali alla previsione

Le piattaforme di osservazione oggi si concentrano soprattutto sulla ricostruzione degli eventi: indicano che cosa non ha funzionato e in quale punto. Datadog rileva automaticamente le anomalie, Dynatrace affida al motore Davis l’analisi delle cause, mentre BigPanda e PagerDuty mettono in relazione gli avvisi e aiutano a coordinare la risposta quando l’incidente è già iniziato.

Presage sostiene invece di voler ricostruire le dinamiche interne dell’infrastruttura per anticipare gli sviluppi, non soltanto per spiegare a posteriori l’origine di un guasto. L’idea più vicina è quella di Selector, che propone una copia digitale e operativa delle dipendenze presenti in un sistema; la distanza effettiva tra le due soluzioni, tuttavia, dovrà essere verificata.

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Il nodo dei dati europei

Secondo Tung, questo tipo di modello potrebbe offrire all’Europa uno spazio di ricerca più accessibile rispetto ai grandi sistemi linguistici. Non occorre analizzare l’intera rete: i dati prodotti da un ambiente cloud sono inferiori, per volume, a quelli contenuti in raccolte di immagini e video. Rimane necessario un significativo impiego di calcolo, ma la soglia d’ingresso può essere più contenuta; tra gli esempi citati c’è AMI Labs, laboratorio francese impegnato nello studio dei modelli del mondo.

Presage afferma di non utilizzare i dati degli utenti. Il materiale impiegato comprende configurazioni, richieste API, eventi e segnali di telemetria generati dai centri di elaborazione durante il funzionamento. La società li raccoglie attraverso Scaleway, Sopra Steria e altri grandi operatori con cui sta discutendo, affiancando a queste fonti una struttura interna che ricrea malfunzionamenti passati, come una richiesta API non riuscita, e registra le conseguenze per l’addestramento.


Verso infrastrutture autonome

Il controllo dei dati resta quindi decisivo: circa metà dei servizi cloud, ha ricordato Tung, si trova ancora negli Stati Uniti. Per le aziende europee questo significa ricorrere spesso a finanziamenti e potenza di calcolo esterni al continente, proprio mentre cercano di costruire tecnologie considerate strategiche.

Se le previsioni diventeranno abbastanza affidabili, il sistema potrebbe suggerire anche come prevenire un guasto o rimediare a una situazione critica. L’ipotesi di lungo periodo è quella di centri di elaborazione in grado di regolare autonomamente energia, raffreddamento e consumi, con possibili benefici ambientali.


Dalla Terra allo spazio

Una gestione sempre più automatizzata potrebbe rendere praticabili sedi lontane dai normali insediamenti umani, dove energia e risorse siano più convenienti. Tung ha evocato deserti, regioni polari, fondali marini e, in prospettiva ancora più remota, la Luna o lo spazio, precisando che per molte di queste destinazioni non esistono ancora soluzioni concrete.

L’autonomia rappresenterebbe soltanto il primo passaggio di un percorso molto più ampio. Nella stessa giornata, Scaleway ha comunicato anche un accordo con Alatyr per esaminare infrastrutture europee dedicate al calcolo e alla conservazione dei dati in orbita.

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