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Tecnologia 2 min di lettura6 giorni fa

Numero perso dopo tre stop: l’Agcom condanna Elimobile

Il danno è arrivato fino alla perdita definitiva del numero, dopo che ogni passaggio utile per salvaguardarlo era già sfumato.

Nell’analisi dell’Agcom, la vicenda finisce con il riconoscimento della responsabilità di Aziende Riunite Telefonia ed Intrattenimento (ARTI), la società che nel 2024 aveva rilevato Elimobile.


Il ritardo che ha chiuso ogni via

Secondo la ricostruzione dell’Autorità, la segnalazione agli utenti è partita tardi e ha lasciato pochissimo margine per reagire. Solo nel gennaio 2025 ARTI avrebbe iniziato a contattare la clientela, con email e telefonate rivolte a circa 40mila utenze.

La comunicazione passata attraverso la piattaforma di WindTre, operatore wholesale, sarebbe stata inviata soltanto il 19 febbraio, a ridosso della cessazione fissata per il 28 febbraio. In più, avrebbe raggiunto solo una parte dei clienti, riducendo ulteriormente le possibilità di intervenire in tempo.


Tre tentativi respinti e la SIM disattivata

Il caso riguarda un cliente che, dopo aver saputo dell’imminente stop ai servizi, aveva chiesto a febbraio 2025 di trasferire il proprio numero da Elimobile a TIM. L’operatore ricevente ha inoltrato tre richieste di portabilità, il 13, 17 e 22 febbraio, ma tutte sono state respinte dal gestore di partenza per un presunto disallineamento tra numero e dati anagrafici.

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Nel procedimento è emerso che almeno alcuni scarti potrebbero dipendere da un dettaglio tecnico: il codice fiscale risultava registrato in minuscolo invece che in maiuscolo nei sistemi Elimobile. Dopo l’interruzione dei servizi e la successiva disattivazione della SIM, però, la portabilità non era più praticabile sul piano tecnico e il numero è andato perduto.


Nessun effetto nemmeno dal Corecom

A peggiorare la situazione c’è stato anche il mancato rispetto di un ordine urgente del Corecom Umbria. Il provvedimento imponeva ad ARTI di ripristinare i servizi entro l’1 aprile 2025, ma non è stato eseguito.

Per l’Agcom, il comportamento della società non ha rispettato né le indicazioni richieste dall’Autorità né i criteri di normale diligenza. La notifica arrivata troppo tardi, conclude la determina direttoriale 51/26/DTC/CW, ha compresso il tempo disponibile per chiedere la portabilità e preservare la continuità del servizio.

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