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Tecnologia 1 min di lettura5 ore fa

Muse e i messaggi privati: il permesso che divide Meta e un giornalista

Un giornalista sostiene che l’agente AI abbia consultato conversazioni sul Mac senza accesso completo al disco, ma Meta contesta la possibilità tecnica dell’accaduto.

Il caso ruota attorno a una domanda precisa: Meta Muse può leggere i messaggi privati di un utente se l’accesso completo al disco è disabilitato? Jason Aten, giornalista di Inc., sostiene di sì e afferma che l’agente abbia consultato alcune conversazioni sul suo Mac. Meta respinge questa ricostruzione.


Il nodo dei permessi concessi

Secondo Aten, Muse avrebbe avuto accesso ai suoi messaggi nonostante la funzione che consente di leggere integralmente i dati presenti sul computer fosse spenta. La sua segnalazione ha riacceso il confronto sulla quantità di informazioni richiesta dagli agenti artificiali per svolgere attività personali in modo efficace.

Il problema riguarda soprattutto la distinzione tra le autorizzazioni date dall’utente. Quando un assistente può interagire con contenuti privati, diventa essenziale sapere quali dati siano effettivamente visibili e quali impostazioni rendano possibile quell’accesso.

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La replica di Meta

Andy Stone, vicepresidente della comunicazione di Meta, ha sostenuto che l’integrazione con l’app Messaggi non è attiva automaticamente. A suo dire, per utilizzare questa funzione occorre autorizzare separatamente sia l’accesso completo al disco sia il collegamento specifico all’applicazione.

Per Meta, quindi, la lettura delle conversazioni nelle condizioni descritte dal giornalista non dovrebbe essere tecnicamente possibile. Il contrasto resta aperto proprio perché le due versioni divergono sull’effettivo funzionamento dei permessi di Muse e sull’eventuale autorizzazione concessa sul Mac.

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