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Tecnologia 2 min di lettura5 giorni fa

Me contro Te, l’accusa che mette i minori al centro del caso

L’associazione Consumerismo contesta il modello digitale della coppia e chiede al Tribunale di Palermo di bloccare le pratiche ritenute scorrette.

Il punto più delicato della vicenda riguarda il cosiddetto pester power: la spinta emotiva con cui un bambino insiste con i genitori fino a orientarli verso un acquisto. Nel marketing, questo meccanismo viene associato alla particolare influenza esercitata dai creator sui loro giovani spettatori.


La fiducia dei bambini nel mirino

Secondo l’impostazione del ricorso, chi non possiede ancora gli strumenti cognitivi per riconoscere con chiarezza intrattenimento e pubblicità può interpretare il rapporto con gli youtuber in modo diverso da un adulto. La familiarità costruita attraverso i contenuti online rischierebbe così di trasformarsi in una leva commerciale.

«I minori non sono un target commerciale e chi costruisce con i bambini un rapporto di fiducia è obbligato a rispettare uno standard di diligenza rafforzato», ha affermato Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo No profit. Nel suo intervento ha richiamato anche la grande platea raggiunta dalla coppia: 7,31 milioni di iscritti su YouTube, 1,6 milioni di follower su Instagram e 3,5 milioni TikTok.


Il sito resta fuori servizio

La contestazione si inserisce in una fase caratterizzata anche dalla sospensione del portale ufficiale dei Me contro Te. Da lunedì 21 settembre, nel pomeriggio, la pagina risulta non disponibile e comunica che sono in corso attività tecniche finalizzate ad aggiornamenti e ottimizzazione.

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Il blocco è arrivato pochi giorni dopo l’iniziativa giudiziaria promossa dall’associazione dei consumatori. Il 14 settembre Consumerismo No profit ha presentato al Tribunale delle imprese di Palermo una richiesta di azione inibitoria collettiva nei confronti di Me contro te s.r.l., la società riconducibile a Sofia Scalia, 29 anni, e Luigi Calagna, 33.


Contestato il confine tra gioco e vendita

Nel mirino non ci sono i contenuti creativi della coppia, ma le modalità con cui l’attività digitale potrebbe produrre ricavi. L’associazione ipotizza una condotta commerciale sia ingannevole sia aggressiva, rivolta a un pubblico formato in larga parte da bambini e preadolescenti.

Tra gli elementi indicati nel ricorso c’è la presunta assenza di una distinzione sufficientemente evidente tra le aree dedicate al gioco e quelle destinate agli acquisti. App e sito ufficiale avrebbero indirizzato gli utenti verso uno spazio Amazon attraverso collegamenti affiliati, anche con il messaggio «Vai allo shop!», senza rendere altrettanto visibili le condizioni di vendita, il diritto di recesso e la natura commerciale dei link.

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