La voce di tuo figlio è falsa? Il trucco per smascherarla
Le frodi con voci clonate sfruttano paura e fretta: ecco come controllare una richiesta prima di inviare denaro o dati personali.
Nel 2025 l’Internet Crime Complaint Center dell’FBI ha raccolto 22.364 segnalazioni che indicavano l’impiego dell’intelligenza artificiale, per perdite dichiarate superiori a 893 milioni di dollari. Il dato comprende numerose tipologie di reato e non riguarda soltanto le imitazioni vocali, ma conferma quanto questi strumenti siano ormai presenti nelle frodi digitali.
La voce artificiale, infatti, non deve necessariamente suonare strana. Il suo scopo è far credere alla vittima di parlare con una persona conosciuta; la pressione psicologica serve invece a impedirle di controllare l’identità dell’interlocutore.
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L’urgenza spinge a fidarsi
In famiglia, lo scenario può essere costruito intorno a un incidente, a un ricovero o a un guaio con le forze dell’ordine. Il falso figlio può sostenere di avere bisogno immediato di denaro, di non riuscire a gestire la situazione da solo o di dover pagare per evitare conseguenze peggiori.
La storia cambia, ma la tecnica resta invariata: suscitare allarme e ottenere una reazione prima che la persona abbia il tempo di riflettere. Una voce familiare e un tono concitato rendono la richiesta più credibile, soprattutto quando il destinatario teme che rimandare l’aiuto possa aggravare il problema.
Una chiamata alternativa può bastare
Il modo più efficace per fermare il raggiro non consiste nel riconoscere ogni imperfezione della voce. È sufficiente interrompere il contatto sospetto e richiamare il familiare usando il numero già memorizzato, senza seguire eventuali recapiti forniti durante la conversazione.
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Anche una domanda personale, alla quale soltanto il vero interlocutore dovrebbe saper rispondere, può far emergere l’inganno. In alternativa, la richiesta va verificata attraverso un altro parente: il controllo deve avvenire fuori dalla telefonata che sta creando panico.
Il precedente che ha coinvolto Crosetto
Un episodio concreto si è verificato in Italia nel febbraio 2025, quando alcuni imprenditori sono stati contattati da persone che si presentavano come collaboratori del ministro della Difesa Guido Crosetto. I truffatori chiedevano bonifici molto elevati, sostenendo che il denaro fosse necessario per favorire la liberazione di giornalisti italiani sequestrati all’estero.
A rafforzare la messinscena c’era anche una voce attribuita a Crosetto, che in seguito ha definito contraffatta. Tra i destinatari della richiesta figurava Massimo Moratti, che trasferì 980 mila euro; la somma fu poi rintracciata su conti nei Paesi Bassi e congelata grazie alle indagini e alla collaborazione degli istituti bancari.
Altri imprenditori, prima di eseguire il pagamento, controllarono direttamente la fondatezza della richiesta e riconobbero il tentativo di frode. In quella vicenda l’imitazione vocale era soltanto uno degli elementi utilizzati per rendere plausibile una storia costruita sull’emergenza: lo stesso meccanismo può colpire chiunque riceva una telefonata apparentemente proveniente da una persona cara.
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