Irpef, l’1,75% versa il 22,25%: la fotografia dei contribuenti
I dati sulle dichiarazioni 2025 mostrano quanto il finanziamento dell’imposta sul reddito sia concentrato su una minoranza di contribuenti
Sono appena 745.615 le persone collocate nelle tre fasce di reddito più alte considerate dall’analisi, pari all’1,75% dei contribuenti e dei versanti: nel complesso hanno pagato il 22,25% dell’Irpef. Tra questi, 58.700 cittadini con redditi lordi da 300mila euro hanno versato da soli 14,03 miliardi, cioè il 6,49% dell’imposta complessiva.
Il dato evidenzia una forte polarizzazione del prelievo. Chi dichiara tra 100mila e 200mila euro è rappresentato da 597.357 persone, responsabili di 26,2 miliardi di Irpef, mentre nella fascia 200-300mila euro rientrano 89.558 contribuenti, che sostengono il 3,63% del totale.
I redditi più elevati sostengono il sistema
Secondo Itinerari Previdenziali, questi contribuenti garantiscono una quota decisiva delle entrate, ma ricevono scarsa attenzione nelle proposte politiche e sindacali. L’osservatorio segnala inoltre il rischio di ulteriori richieste fiscali rivolte proprio a chi dichiara integralmente i propri guadagni.
Stefano Cuzzilla, presidente Cida, parla di una redistribuzione priva di adeguata reciprocità. “Oggi meno del 19% dei contribuenti sostiene da solo quasi due terzi dell’intera Irpef”, ha affermato, collegando questo squilibrio alla crescita della spesa assistenziale, salita da 73 a oltre 180 miliardi in sedici anni.
Quanti pagano davvero l’Irpef
Le dichiarazioni presentate nel 2025, riferite ai redditi del 2024, sono state 42.837.963. Tuttavia, hanno versato almeno un euro di imposta soltanto 34.105.072 persone: rispetto a una popolazione di circa 58 milioni di residenti, l’analisi individua quindi circa 24,8 milioni di cittadini che non risultano contribuire all’Irpef.
Il reddito complessivamente dichiarato ammonta a 1.076 miliardi di euro. Il gettito raggiunge 216,24 miliardi: 193,316 miliardi derivano dall’Irpef ordinaria, mentre le addizionali regionali valgono 16,17 miliardi e quelle comunali 6,76 miliardi.
La soglia dei 35mila euro
Il peso maggiore ricade sui circa 8 milioni di contribuenti che dichiarano almeno 35mila euro lordi all’anno, una cifra corrispondente a circa 2mila euro netti mensili. Questa platea, pur rappresentando il 18,78% dei contribuenti, finanzia il 65% dell’Irpef complessiva.
Se si aggiunge il gruppo compreso tra 29mila e 35mila euro, poco più del 30% dei contribuenti arriva a coprire circa il 79% dell’imposta. Al contrario, il 69,78% dei contribuenti dichiara non oltre 29mila euro e produce il 21,33% dell’Irpef, pari a circa 46 miliardi.
Le fasce più basse versano poco
Nello scaglione fino a 7.500 euro figurano 7,9 milioni di persone, con un esborso medio di appena 19 euro. Altri 7,4 milioni dichiarano tra 7.500 e 15mila euro e pagano mediamente 204 euro.
La situazione cambia tra 15mila e 20mila euro: i contribuenti sono circa 4,79 milioni e l’imposta media raggiunge 1.773 euro, che scende a 1.288 euro se il calcolo viene rapportato alla popolazione. Nel 2024 la spesa sanitaria pro capite è stata di 2.347 euro; per coprire quel costo anche per questa fascia sarebbero necessari 54,45 miliardi a carico degli altri cittadini.
Tra 20mila e 26mila euro si collocano invece circa 6,65 milioni di contribuenti, con un’imposta media di 3.284 euro. Nel complesso, i dati descrivono un sistema nel quale una quota ampia della popolazione versa somme contenute, mentre il finanziamento dell’imposta si concentra su una minoranza.
Cuzzilla ha sostenuto che la progressività resta un principio di equità, ma non dovrebbe trasformarsi in una penalizzazione stabile per chi lavora e dichiara tutto il proprio reddito. La proposta indicata dal presidente Cida comprende una minore pressione sui contribuenti già esposti, un contrasto più efficace all’evasione e un welfare orientato a sostenere chi è realmente in difficoltà e a favorire l’ingresso nel lavoro.
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