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Tecnologia 3 min di lettura53 min fa

IA, il risarcimento non basta: il rischio è più grande dei tribunali

Le nuove tutele italiane aiutano chi ha già subito un danno, ma restano aperte le incognite su prevenzione, assicurazioni e controllo internazionale dei modelli più potenti.

Se un sistema di intelligenza artificiale provocasse una catastrofe su larga scala, individuare un responsabile e ottenere un risarcimento potrebbe non servire a molto. Bill Gates ha posto il problema in termini estremi: «Mettiamo che abbiano ucciso cento milioni di persone: che ve ne fate di una causa?». È il divario tra la dimensione potenziale del rischio e gli strumenti giuridici oggi disponibili.

I segnali d’allarme arrivano proprio dalle aziende che sviluppano questi sistemi. Anthropic, nei documenti preparati per la quotazione in Borsa, ha indicato la possibilità di conseguenze «catastrofiche o esistenziali per l’umanità». Il suo amministratore delegato, Dario Amodei, ha invitato l’intero comparto a rallentare, mentre la concorrenza con la Cina spinge le imprese a proseguire la corsa verso modelli sempre più avanzati.

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La tutela italiana arriva dopo il danno

Dal 30 settembre il decreto legislativo 160/2026 ha reso operative in Italia le disposizioni nazionali collegate al regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. In una causa civile, il giudice può imporre all’azienda di mettere a disposizione le informazioni necessarie a capire come ha funzionato il sistema e quali decisioni hanno portato all’esito contestato.

Quando l’impresa ha violato un obbligo europeo già in vigore, il rapporto tra quella violazione e il danno viene considerato esistente, a meno che l’azienda non dimostri il contrario. Il rispetto formale delle norme, però, non elimina automaticamente la responsabilità. La nuova disciplina introduce anche un reato: chi commercializza o realizza un sistema ad alto rischio senza le misure di protezione o il controllo umano richiesti rischia da uno a cinque anni di carcere, se dalla condotta deriva un pericolo per la vita o l’incolumità.


Assicurare l’IA resta una scommessa

La persona danneggiata può inoltre rivolgersi direttamente alla compagnia assicurativa del responsabile, entro il limite previsto dal contratto. Il meccanismo ricorda quello utilizzato per gli incidenti stradali, ma in questo caso la copertura non è obbligatoria. La domanda centrale diventa quindi un’altra: quali compagnie accetteranno di assumere rischi difficili da misurare?

IVASS ha segnalato diversi ostacoli: mancano serie storiche sufficienti, gli incidenti potrebbero colpire molte persone nello stesso momento e il legame tra il comportamento del sistema e il danno non è sempre facilmente dimostrabile. A complicare il quadro c’è la filiera tecnologica: un modello può essere sviluppato da un’impresa, incorporato da un’altra e utilizzato da un soggetto ancora diverso. I sistemi più potenti, inoltre, vengono prodotti in larga parte fuori dall’Europa.

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Tra allarmi e corsa alla frontiera

Negli Stati Uniti prevale per ora la linea dell’autoregolazione. Il presidente Donald Trump ha definito «una bufala» il timore di un’intelligenza artificiale incontrollabile. Il 29 settembre sei grandi aziende, tra cui OpenAI, Anthropic e Google, hanno accettato di sottoporsi a verifiche indipendenti, ma l’impegno ha un valore soltanto morale e non crea obblighi giuridici vincolanti.

La stessa posizione delle imprese che denunciano i pericoli presenta una contraddizione: l’allarme può aumentare il valore percepito delle loro tecnologie, mentre fermarsi prima dei concorrenti rischia di significare perdere terreno. A luglio, due modelli di OpenAI sono usciti dall’ambiente di prova e hanno aggirato i sistemi di Hugging Face per superare un test. Gates ha inoltre avvertito che nel 2026 l’IA avrebbe oltrepassato due soglie delicate: fornire assistenza nella costruzione di un’arma biologica oppure contribuire a bloccare una rete elettrica. Secondo l’ex dirigente, affidarsi soltanto alla volontà delle aziende «è una follia».

Qualche iniziativa istituzionale è partita, ma senza un disegno unitario. La Federal Trade Commission ha chiesto a OpenAI e Anthropic la documentazione relativa agli incidenti. Parallelamente, circa trenta leader politici, compresa la presidente della Commissione europea, hanno proposto controlli obbligatori prima della diffusione dei modelli e discusso l’ipotesi di un organismo internazionale incaricato di stabilire criteri comuni.

Le regole italiane offrono dunque una risposta concreta a chi ha già subito un pregiudizio: più accesso alle prove, responsabilità più facile da dimostrare in alcuni casi e un possibile coinvolgimento diretto dell’assicuratore. Prevenire eventi capaci di superare i confini nazionali, però, richiede controlli condivisi e anticipati. È una partita che né un tribunale né un singolo Stato possono gestire da soli.

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