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Tecnologia 1 min di lettura1 ora fa

Diamante nucleare, l’energia che può durare decenni nei sensori

Nuclear Diamond Batteries e AtomiQ lavorano a una batteria betavoltaica per dispositivi IoT a consumo minimo, capace di ricaricare lentamente un accumulatore e attivare il sensore solo quando serve.

Cambiare la batteria di alcuni dispositivi può essere difficile o addirittura impraticabile, soprattutto quando si trovano in luoghi remoti o difficili da raggiungere. Per i sensori che consumano pochissima energia, una possibile alternativa arriva dalle batterie nucleari: non puntano a fornire grandi quantità di elettricità, ma a produrla in modo costante per periodi molto lunghi.


Un flusso minimo ma continuo

Nuclear Diamond Batteries e la controllata AtomiQ stanno sviluppando una soluzione destinata ai sensori IoT a bassissimo consumo. Il progetto abbina una batteria betavoltaica a una piccola riserva di accumulo, così da gestire anche le fasi in cui il dispositivo non deve restare continuamente attivo.

Il funzionamento si basa sul decadimento di un materiale radioattivo. L’energia generata viene raccolta gradualmente in un condensatore o in un supercondensatore, invece di essere utilizzata tutta nell’immediato.

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Il sensore si attiva quando può

Quando l’accumulo raggiunge il livello necessario, il sensore esce dalla modalità di attesa. A quel punto esegue una misurazione e invia i dati, per poi tornare a consumare il minimo indispensabile e ricominciare la fase di ricarica lenta.

Un sistema di questo tipo sarebbe quindi pensato per applicazioni in cui servono impulsi di energia ridotti ma ripetuti nel tempo. Il vantaggio principale consisterebbe nel limitare gli interventi di sostituzione della batteria, un’operazione complessa in molti scenari legati ai dispositivi connessi.

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