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Tecnologia 1 min di lettura1 ora fa

Google, 1.800 lanci per l’AI orbitale: la sfida entro il 2035

Project Suncatcher punta a portare i sistemi di calcolo nello spazio, ma prima dovrà superare i problemi legati a energia, calore, radiazioni e costi.

L’intelligenza artificiale potrebbe trovare nello spazio una risposta alla crescente richiesta di potenza di calcolo sulla Terra. Google sta valutando una rete di infrastrutture orbitali attraverso Project Suncatcher, un piano che prevede fino a 1.800 lanci di Starship entro il 2035.

Il progetto è ancora in una fase sperimentale. L’obiettivo non consiste nel trasferire semplicemente un server su un satellite: occorre ripensare l’intero sistema per adattarlo alle condizioni dell’orbita e verificare se sia possibile costruire strutture abbastanza estese da competere con i centri dati terrestri.


Il primo test è già partito

Una prima verifica è stata avviata il 1° ottobre con il lancio di un prototipo a bordo di un vettore SpaceX. Per l’esperimento Google ha utilizzato un satellite prodotto da Planet Labs, ma l’apparecchiatura impiegata non rappresenta ancora la configurazione definitiva prevista per Project Suncatcher.

Il test serve soprattutto a controllare il comportamento di una TPU di Google nello spazio. Il processore viene attivato inizialmente per periodi di circa 15 minuti, una scelta pensata per limitare il carico sui sistemi di alimentazione e di gestione del calore durante le prime prove.

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Energia e radiazioni sono decisive

Portare l’intelligenza artificiale in orbita richiede soluzioni specifiche per garantire energia sufficiente, temperature compatibili con il funzionamento dei componenti e collegamenti affidabili. A questi aspetti si aggiunge il peso economico dei lanci, un fattore determinante per valutare la sostenibilità dell’intero piano.

La sperimentazione dovrà inoltre chiarire quanto le TPU siano in grado di resistere alle radiazioni presenti nello spazio. Queste particelle rappresentano uno dei rischi più importanti per l’elettronica orbitale e potrebbero condizionare sia la durata dei dispositivi sia la progettazione dei futuri gruppi di calcolo.

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