Cucinelli e l’Ai: il limite che nessuna macchina può superare
A Milano, durante la Fashion Week, lo stilista ha raccontato il suo sguardo sulla tecnologia collegandola alla creatività umana e alla sua parte imprevedibile.
Brunello Cucinelli ha riportato il dibattito sull’intelligenza artificiale al punto che, per lui, resta decisivo: il rapporto con l’essere umano. Durante la Fashion Week di Milano, dove ha presentato la collezione Primavera/Estate 2027, lo stilista ha parlato della tecnologia come di uno strumento utile ma non sufficiente a spiegare ciò che rende unico il lavoro umano.
«Per me l'Ai è come un'ancella», ha detto ai microfoni de La Stampa, descrivendola come qualcosa di rapido, veloce e dotato di grande memoria. Ma, nella sua lettura, il nodo non è la potenza degli strumenti, bensì il fatto che restino comunque prodotti dalla ragione umana.
L’Ai come supporto, non come sostituta
Nel suo ragionamento, Cucinelli ha attribuito all’Ai una funzione di servizio: aiuta, accelera, conserva informazioni. Non l’ha però presentata come una presenza capace di rimpiazzare del tutto la sensibilità e l’inventiva delle persone.
Lo stilista ha insistito su un punto preciso: ogni mezzo tecnologico nasce dalla ragione. E proprio per questo, secondo lui, non si può separare la tecnica dalla dimensione più imprevedibile dell’uomo.
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La parte umana che resta decisiva
Cucinelli ha aggiunto che la ragione, da sempre, procede insieme a una componente di follia nell’essere umano. È in questa combinazione che colloca il margine che la macchina non può colmare.
Il suo intervento, arrivato nel contesto della presentazione milanese, ha così messo al centro un’idea netta: l’innovazione può essere utile e persino indispensabile, ma non cancella ciò che nasce dall’intuizione, dall’istinto e dalla creatività delle persone.
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