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Tecnologia 2 min di lettura21 ott

Chiamate indesiderate, il conto sale: 37mila segnalazioni nel 2026

Il Garante Privacy denuncia il commercio illegale di dati personali e richiama l’attenzione anche sui sistemi di tracciamento nascosti nelle email.

Dietro l’ondata di telefonate promozionali potrebbe esserci un sistema organizzato per raccogliere, vendere e riutilizzare informazioni personali senza consenso. Nei primi sette mesi del 2026 il Garante Privacy ha registrato più di 37mila segnalazioni, una media superiore a 170 al giorno.

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Il telemarketing alimenta un mercato illecito

Agostino Ghiglia, componente del Collegio del Garante, ha ricondotto una parte del fenomeno all’esistenza di un vero mercato clandestino dei dati. Il quadro emerso dalle indagini descrive filiere capaci di gestire un numero molto elevato di contatti commerciali.

In uno dei procedimenti conclusi dall’Autorità, nell’arco di due anni sarebbero state effettuate circa 70mila chiamate promozionali. Da quella stessa attività sarebbero derivati 50mila contratti, a conferma della dimensione raggiunta dal fenomeno.


Sanzioni oltre quota 200 milioni

Dal 2020 il Garante dichiara di aver applicato multe per più di 200 milioni di euro contro il telemarketing condotto in violazione delle regole sulla protezione dei dati personali. Nei casi più gravi e ripetuti, l’intervento non si è limitato alle sanzioni economiche.

L’Autorità è arrivata anche a disporre la confisca delle banche dati, con l’obiettivo di bloccare una nuova circolazione delle informazioni raccolte illecitamente. In questo modo si cerca di impedire che gli elenchi vengano ceduti ad altri operatori e impiegati per ulteriori campagne.

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Un allarme che va oltre le telefonate

Il bilancio è stato presentato durante il convegno “Vita digitale e Dati personali”, promosso dal Garante Privacy insieme al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori. L’incontro ha riportato al centro il tema della privacy nelle attività quotidiane.

Nel corso dei lavori è stata richiamata l’attenzione anche su strumenti meno evidenti rispetto alle chiamate indesiderate. Tra questi figurano i pixel inseriti nelle email, che possono consentire forme di tracciamento difficili da riconoscere per chi riceve il messaggio.


Il confronto con i numeri del 2025

La pressione segnalata nei primi sette mesi dell’anno arriva dopo un 2025 già caratterizzato da numeri molto elevati. In quell’anno all’Autorità erano pervenute oltre 104mila segnalazioni, pari in media a una ogni cinque minuti.

Il dato più recente conferma quindi la continuità del problema e la necessità di contrastare non soltanto le chiamate, ma anche la filiera che rende possibile l’utilizzo illecito dei dati personali.

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