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Tecnologia 1 min di lettura23 set

Batterie ingeribili, la svolta del MIT per capsule più sicure

Un gruppo guidato da Giovanni Traverso ha messo a punto una batteria pensata per essere assorbita dall’organismo, aprendo nuove possibilità per capsule mediche e sensori interni.

Le capsule che misurano parametri vitali o cercano segnali di overdose potrebbero presto contare su una fonte di energia diversa dalle solite pile a bottone. Al MIT è stata sviluppata una batteria destinata a essere ingerita, pensata per ridurre i rischi legati ai dispositivi che attraversano il tratto gastrointestinale.


Una batteria pensata per l'organismo

La caratteristica chiave del progetto è il cosiddetto bioassorbimento: il materiale può essere introdotto nel corpo senza creare problemi di sicurezza. Secondo quanto indicato, questa soluzione sarebbe utile per alimentare dispositivi elettronici ingeribili, dalle capsule per la somministrazione di farmaci ai sistemi che raccolgono dati dall’interno dell’organismo.


Il limite delle pile tradizionali

Finora, per far funzionare questi strumenti si sono usate soprattutto alimentazioni wireless oppure piccole batterie a bottone. Il nodo è che queste ultime contengono litio e altri metalli e, se l’involucro si rompe durante il passaggio nell’apparato digerente, possono diventare pericolose per il paziente.

Il gruppo guidato dall’italiano Giovanni Traverso lavora da tempo su capsule ingeribili per impieghi terapeutici, per il controllo dei parametri vitali e per individuare eventuali overdose da oppioidi. La nuova batteria, stando ai dati diffusi, arriva a 1,84 volt e impiega elettrodi in magnesio e triossido di molibdeno.

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