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Tecnologia 1 min di lettura1 ora fa

Alle Hawaii il tetto che raffresca casa e coltiva verdure

«Non conosciamo nulla di simile al mondo che sia così tecnologicamente avanzato e abbia un’applicazione così concreta».

«Non conosciamo nulla di simile al mondo che sia così tecnologicamente avanzato e abbia un’applicazione così concreta». Andy Kaufman, professore del College of Tropical Agriculture and Human Resilience, descrive così il progetto sviluppato dalla University of Hawaii.

L’idea punta a trasformare tetti e pareti degli edifici in superfici vive, capaci di offrire allo stesso tempo ombra, isolamento e spazi per coltivare. Il risultato atteso è duplice: ambienti interni meno caldi e una possibile diminuzione dei consumi legati al raffrescamento.


Una copertura che produce alimenti

La struttura progettata dall’ateneo si estende per circa 2.000 metri quadrati. La vegetazione non viene utilizzata soltanto come elemento decorativo, ma diventa parte integrante dell’edificio e contribuisce a sfruttare aree normalmente inutilizzate.

Sulle pareti verdi possono trovare posto ortaggi di diversi tipi. In questo modo il progetto collega l’efficienza energetica alla disponibilità di prodotti coltivati localmente, con l’obiettivo di sostenere una produzione alimentare più vicina ai consumatori.

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Meno calore tra le mura domestiche

Piante autoctone e specie ornamentali sono impiegate per coprire gli edifici e limitarne il surriscaldamento. La presenza della vegetazione può aiutare a mantenere più freschi gli spazi interni, riducendo il ricorso agli impianti di raffrescamento e, di conseguenza, il peso dei consumi elettrici.

Rispetto ad altri interventi dello stesso genere, la proposta della University of Hawaii riunisce in un’unica soluzione due obiettivi: alleggerire le spese energetiche e aumentare la coltivazione locale. Il testo disponibile non fornisce però ulteriori dettagli sui costi complessivi, sulle specie selezionate o sui tempi di realizzazione.

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