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Sport 2 min di lettura6 giorni fa

Zidane al comando: la Francia si prepara al ritorno più atteso

L’ex fuoriclasse è destinato a riaprire un ciclo in nazionale, tra entusiasmo popolare, memoria dei trionfi e un calendario che mette subito alla prova i Bleus.

La Francia sta per affidarsi di nuovo a Zinedine Zidane, e l’aspettativa intorno al suo ritorno è già fuori scala. Il contratto fino al 2030 gli offre margine per costruire con calma, ma intanto l’attenzione è tutta sull’impatto immediato: il debutto con la Turchia, poi le sfide con Belgio e Italia di Roberto Mancini, fanno capire che l’avvio non sarà affatto morbido.


Un consenso quasi totale

Nel Paese l’idea di vedere Zidane sulla panchina dei Bleus è stata accolta come una scelta largamente condivisa. Giornali e televisioni hanno rilanciato toni enfatici, mentre sullo sfondo resta una fase politica ed economica molto meno rassicurante, segnata da incertezze e da un clima tutt’altro che entusiasmante.

L’ex campione viene descritto come un simbolo capace di mettere d’accordo quasi tutti. L’immagine che emerge è quella di un ritorno percepito come naturale, quasi inevitabile, al punto che la sua presenza è stata presentata come qualcosa di più di una semplice nomina sportiva.


Dal ragazzo di Marsiglia al mito nazionale

La sua storia continua a pesare moltissimo nell’immaginario francese. Zidane è il figlio dell’immigrazione algerina cresciuto nei quartieri di Marsiglia, poi diventato il volto della nazionale e uno dei protagonisti assoluti del calcio mondiale.

Il punto di svolta resta il Mondiale del 1998: la prima Coppa del Mondo della Francia, conquistata nel nuovo Stade de France, lo trasformò in un idolo popolare. In finale contro il Brasile, segnò due volte e firmò il 3-0 che consegnò ai Bleus il titolo davanti a Ronaldo, mentre nel 2000 arrivò la conferma con l’Europeo vinto da quella squadra guidata da lui.

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Una popolarità sopravvissuta anche agli errori

Nemmeno l’episodio più controverso della sua carriera ha incrinato il legame con il pubblico. La testata a Marco Materazzi, che nel 2006 lo allontanò dal Mondiale, fu assorbita dai francesi quasi come una caduta perdonata a un campione troppo amato per essere giudicato solo per quel gesto.

Poco dopo, Le Monde sintetizzò bene quel sentimento con il titolo del settembre 2006, “Zidane ha colpito, la Francia ha adorato”. Il messaggio era chiaro: la sua popolarità non si era fermata davanti all’episodio che aveva chiuso la carriera da giocatore in nazionale.


Il presente promette una nuova era

Adesso la sensazione è che la panchina francese possa aprire un altro capitolo vincente. Zidane arriva dopo i 14 anni di Didier Deschamps, periodo in cui la Francia è tornata sul tetto del mondo, e porta con sé un curriculum da allenatore già fortissimo grazie alle tre Champions di fila conquistate con il Real Madrid.

C’è anche un dettaglio tecnico che alimenta il clima di attesa: Mbappé e Dembelé, rivali nella corsa al Pallone d’Oro, potrebbero trovare un nuovo equilibrio nel reparto offensivo, con il primo pronto a spostarsi a sinistra per lasciare il centro dell’attacco al compagno. Per ora, però, il punto vero è un altro: in Francia ha ripreso spazio la leggenda di Zidane.

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