Yamal, la sfida è a Messi: «Voglio restare me stesso
L’attaccante del Barcellona racconta ambizioni, famiglia e identità: dal ricordo della finale mondiale alla scelta di prendere le distanze dai paragoni con Messi.
La fama non ha cambiato la fame di Lamine Yamal. Il talento del Barcellona e della Spagna continua a puntare ai massimi riconoscimenti individuali, ma nell’intervista al Guardian ha chiarito soprattutto il desiderio di costruire una storia personale, senza vivere all’ombra di altri campioni.
La famiglia prima della gloria
Per Yamal il calcio resta una parte importante della sua vita, ma non rappresenta tutto. La consapevolezza arriva anche dalle difficoltà affrontate dai genitori: la madre si è impegnata perché lui potesse inseguire il sogno sportivo, mentre il padre raccoglieva rottami per garantire alla famiglia il necessario.
«Nel calcio non c’è paura. Ho visto mia madre lottare perché io potessi giocare, e ho visto mio padre raccogliere rottami per le strade perché io potessi mangiare. Quella sì che è paura», ha spiegato il giovane spagnolo. Oggi, grazie ai guadagni del pallone, sente di poter sostenere i suoi cari, pur ricordando che questo sport occupa soltanto una parte minima dell’esistenza.
In campo cerca la scintilla
L’attaccante ha descritto il proprio modo di giocare come il risultato di due formazioni diverse. La scuola del Barcellona gli avrebbe trasmesso visione e capacità di gestione, mentre le partite di strada gli hanno insegnato ad affrontare direttamente l’avversario e a reagire dopo aver perso il duello.
Yamal considera il calcio moderno sempre più automatizzato e vede nei difensori avversari una sorta di macchine programmate per limitarlo. A fare la differenza, secondo lui, è però l’imprevedibilità dell’essere umano. Quando riceve il pallone e dagli spalti cresce l’entusiasmo, racconta di percepirsi come un supereroe: non gioca per il denaro, ma per il piacere della competizione.
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Il paragone con Messi non lo definisce
Un capitolo delicato riguarda l’immagine che lo ritrae bambino insieme a Lionel Messi. La fotografia è rimasta lontana dai riflettori per 17 anni, anche perché Yamal aveva chiesto al padre di rimuoverla da Facebook: temeva che quel documento alimentasse confronti troppo semplici e immediati.
«Volevo essere Lamine, non volevo essere Messi», ha detto parlando di quella scelta. Il riconoscimento del campione argentino non cancella, dunque, la volontà di affermare un’identità autonoma e un percorso separato.
Il Pallone d’Oro resta l’obiettivo
La finale dei Mondiali, intanto, gli ha lasciato il ricordo di una partita che avrebbe voluto prolungare. In quel momento non desiderava ascoltare il fischio conclusivo: stava vivendo la gara con tale intensità da voler continuare a giocare.
Sul premio individuale più prestigioso, Yamal non ha nascosto le proprie pretese. Ritiene di esprimersi da candidato al Pallone d’Oro già da tempo, non soltanto nell’ultima stagione, e sostiene che la sua diversità tecnica sia ormai evidente a tutti.
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