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Sport 2 min di lettura1 ora fa

Ginocchio di Sinner, l’ipotesi che allontana l’operazione

Il medico-fisiatra Andrea Bernetti spiega sintomi, accertamenti e cure della possibile sindrome della bandelletta ileo-tibiale, frequente negli sportivi sottoposti a carichi elevati.

Il problema al ginocchio destro di Jannik Sinner potrebbe richiedere soprattutto pazienza e riabilitazione, più che un intervento chirurgico. Tra le spiegazioni esaminate dagli specialisti c’è la sindrome della bandelletta ileo-tibiale, una condizione dolorosa che può comparire quando il ginocchio viene sottoposto a sollecitazioni ripetute e molto intense.


Il dolore compare sotto sforzo

Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’UniSalento e segretario generale della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa, chiarisce che la bandelletta ileo-tibiale è una fascia resistente. Parte dal bacino, percorre il lato esterno della coscia e si inserisce nella zona appena inferiore al ginocchio, contribuendo alla stabilità dell’arto.

Durante la flessione e l’estensione della gamba, questa struttura scorre vicino alla parte esterna del femore. Se il gesto viene ripetuto migliaia di volte, come avviene nella corsa o durante i continui cambi di direzione del tennis, l’attrito può favorire irritazione, deterioramento dei tessuti e infiammazione. Il dolore, secondo Bernetti, è spesso improvviso e pungente: tende a sparire a riposo, ma ritorna correndo, affrontando le scale o trasferendo il peso sulla gamba interessata.

Nel tennis la fitta può manifestarsi soprattutto quando il giocatore arresta bruscamente la corsa o appoggia con forza l’arto per eseguire un colpo. Per questo motivo, la sintomatologia può risultare particolarmente limitante durante gli scambi ad alta intensità, anche se non è possibile collegare automaticamente il quadro clinico di Sinner a questa diagnosi.


Esami e riabilitazione prima della chirurgia

Il sospetto può essere verificato attraverso un’ecografia o una risonanza magnetica. Quanto alle cure, il medico-fisiatra ridimensiona l’ipotesi di un’immediata operazione: «Nella maggior parte dei casi si ricorre a un trattamento conservativo, ma serve tempo». La gestione prevede programmi di esercizio mirati, con il rafforzamento dei muscoli che stabilizzano il bacino e attività dedicate al controllo dei movimenti.

Tra le possibilità indicate dallo specialista figurano anche le onde d’urto focali e le infiltrazioni eseguite sotto guida ecografica. A seconda della valutazione clinica possono essere presi in considerazione acido ialuronico, plasma ricco di piastrine, collagene oppure ozonoterapia. Un’analisi biomeccanica può inoltre portare alla realizzazione di plantari personalizzati, quando la meccanica dell’appoggio lo renda opportuno.


Tennis sempre più esigente

Bernetti osserva che nel tennis il disturbo può essere favorito da calendari molto concentrati, campi in cemento e da un’evoluzione del gioco verso una maggiore componente fisica. La sindrome, tuttavia, non riguarda soltanto i tennisti: interessa fino al 14% dei corridori ed è conosciuta proprio come “ginocchio del corridore”.

Ciclisti, sciatori, triatleti e maratoneti convivono da tempo con questo problema. Anche atleti di vertice, tra cui Paula Radcliffe e numerosi specialisti dell’Ironman, hanno dovuto affrontare periodi di stop prolungati. L’auspicio espresso da Bernetti è che Sinner possa recuperare rapidamente e tornare a difendere la prima posizione mondiale.

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