Università, il divario parte da casa: la mossa di Merita con Bocconi
Dati e testimonianze rilanciano MeMo: il progetto per studenti senza genitori laureati diventa un accordo stabile e punta a allargarsi oltre il finanziamento Pnrr.
Per molti ragazzi e ragazze che arrivano per primi in famiglia all’università, il problema non è soltanto superare una prova di accesso: spesso è capire, prima ancora, che quel percorso possa riguardarli davvero. È questo il nodo emerso a Pisa, dove si è parlato di merito, mobilità sociale e del ruolo delle università nel rendere più concreto il diritto allo studio.
Il primo ostacolo è immaginarsi studenti
Nel confronto è stato ricordato anche l’articolo 34 della Costituzione, che affida ai capaci e meritevoli, pur senza mezzi, la possibilità di raggiungere i livelli più alti dell’istruzione. In questo caso i mezzi non coincidono solo con il reddito: contano anche informazioni, relazioni, riferimenti e dimestichezza con l’ambiente accademico.
Marta Cartabia ha richiamato proprio questo passaggio, spiegando che l’ateneo non deve attendere gli studenti alla porta. Ha detto che l’università deve andare verso le scuole, i territori e le famiglie, nei luoghi in cui nascono aspettative e motivazione, mentre MeMo viene descritto come un’esperienza condivisa fra più istituzioni che va in quella direzione.
I numeri di MeMo raccontano l’effetto
A sostenere la discussione sono arrivati anche i risultati del programma. Secondo i dati presentati, dopo un anno dal diploma il 90,2% dei partecipanti si era già iscritto a un corso universitario, mentre un altro 4,5% stava per farlo. In totale, tra chi ha risposto, circa 95 su 100 hanno scelto di proseguire gli studi.
Il progetto ha inoltre raccolto giudizi molto positivi: il 97% dei partecipanti ritiene che l’esperienza abbia favorito la crescita personale e oltre il 95% valuta bene il rapporto con tutor e tutrici. Per chi ha preso parte all’iniziativa, il valore non è stato solo informativo ma anche relazionale, grazie a un accompagnamento durato nel tempo.
Dall’orientamento nasce una rete più ampia
Il programma, nato nel 2013 alla Scuola Superiore Sant’Anna, non si limita alla presentazione dell’offerta formativa. Prevede il contatto con le scuole, un affiancamento prolungato, il tutoraggio tra pari e momenti immersivi dentro la vita universitaria, così da rendere meno distante l’ingresso negli studi superiori.
Da qui prende forma anche la nuova convenzione firmata con l’Università Bocconi e con le cinque istituzioni della rete Merita: Scuola Superiore Sant’Anna, Scuola Normale Superiore, Collegio Superiore dell’Università di Bologna, Scuola Galileiana di Studi Superiori dell’Università di Padova e Scuola Superiore di Studi Avanzati Sapienza Università di Roma. L’obiettivo è proseguire MeMo – Merito e Mobilità Sociale e ampliarne la portata.
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Un accordo per andare oltre il Pnrr
Anna Maria Bernini ha rivendicato la scelta di trasformare l’esperienza maturata in un modello stabile e nazionale. Nel suo intervento ha ricordato che il progetto ha coinvolto oltre 4.000 studentesse e studenti e ha contribuito a costruire una rete capace di rendere più accessibile la formazione di eccellenza.
La nuova fase punta ad andare oltre il finanziamento Pnrr, mantenendo gli elementi che hanno caratterizzato il programma: attenzione ai first-generation students, collaborazione con le scuole, tutoraggio tra pari ed esperienza diretta dell’ambiente universitario. L’intenzione è allargare l’intervento senza perdere la dimensione personalizzata che lo ha finora distinto.
L’origine familiare pesa ancora
I dati richiamati a Pisa mostrano quanto conti il contesto di partenza. A un anno dal diploma, è iscritto all’università l’84% di chi ha almeno un genitore laureato, contro il 66% di chi proviene da famiglie in cui nessuno dei genitori ha completato un percorso universitario.
Il divario di 18 punti percentuali è stato letto come un segnale della forza dell’origine familiare sulle opportunità formative. Marco Romito, dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha approfondito il ruolo di risorse, aspettative e background migratorio nelle scelte post-diploma, richiamando anche il dato di AlmaLaurea: tra i laureati di seconda generazione, soltanto il 23% ha almeno un genitore laureato.
Il volume che raccoglie l’esperienza
Nel corso del convegno è stato presentato anche il libro ‘Merito e mobilità sociale. L’orientamento come leva di equità’, curato da Sabina Nuti e da Sara Barsanti. Il testo ricostruisce il lavoro svolto da MeMo e ne analizza il metodo, partendo da un orientamento che non si esaurisce nel fornire informazioni ma accompagna gli studenti nella costruzione di una scelta possibile.
Alla discussione hanno partecipato, oltre a Nuti, Marta Cartabia e i vertici delle istituzioni aderenti, insieme ai tutor del progetto. Nella parte finale è emersa la prospettiva che ora attende il programma: raggiungere più giovani, soprattutto quelli che dispongono di minori strumenti iniziali, senza perdere il rapporto diretto che ha prodotto i risultati fin qui misurati.
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