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Sport 3 min di lettura5 giorni fa

Università, il divario che pesa già a 18 anni: parte la nuova sfida di MeMo

La rete Merita e l’Università Bocconi rilanciano il programma per studenti con genitori non laureati, mentre i dati confermano quanto l’origine familiare condizioni ancora l’accesso agli studi.

A un anno dal diploma, la distanza resta netta: tra chi ha almeno un genitore laureato si iscrive all’università l’84%, mentre tra i giovani provenienti da famiglie senza laureati la quota scende al 66%. Su questo scarto si concentra il nuovo passaggio di MeMo, il programma che prova ad allargare davvero l’accesso agli studi superiori.


MeMo diventa un progetto più ampio

A Pisa, durante la giornata conclusiva di Merita alla Scuola Superiore Sant’Anna, le cinque istituzioni della rete hanno firmato un nuovo accordo con l’Università Bocconi. L’intesa serve a dare continuità e a rafforzare MeMo - Merito e Mobilità Sociale, il percorso di orientamento pensato per ragazze e ragazzi con genitori non laureati.

Il progetto, avviato dalla Scuola Superiore Sant’Anna nel 2013, non si limita a presentare corsi e facoltà. Prevede invece il contatto con le scuole, un accompagnamento lungo nel tempo, il tutoraggio tra pari e momenti di immersione nella vita universitaria. L’obiettivo è trasformare l’orientamento in uno strumento di equità, non in una semplice vetrina dell’offerta formativa.


I numeri che raccontano l’impatto

Nel corso del convegno è stato presentato anche il volume “Merito e mobilità sociale. L’orientamento come leva di equità”, curato da Sabina Nuti e Sara Barsanti. Il libro ricostruisce l’esperienza di MeMo e mette in evidenza i risultati ottenuti finora: a un anno dal diploma, il 90,2% dei partecipanti aveva già scelto di iscriversi all’università e un altro 4,5% era in procinto di farlo.

Tra chi ha risposto alla rilevazione, circa 95 su 100 hanno quindi proseguito gli studi. Inoltre, il 97% giudica positivo l’effetto del programma sulla propria crescita personale, mentre più del 95% valuta bene il rapporto con tutor e tutrici. Restano centrali, però, anche i dati che richiamano il peso dell’ambiente di partenza: secondo AlmaLaurea, solo il 23% dei laureati di seconda generazione ha almeno un genitore laureato.

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Le istituzioni e il richiamo all’articolo 34

Nel suo intervento, Anna Maria Bernini ha spiegato che il vero diritto allo studio coincide con la possibilità di esprimere il meglio di sé, a prescindere dalle condizioni economiche iniziali. La ministra ha anche sottolineato che il percorso non si esaurisce: dopo oltre 4.000 studentesse e studenti coinvolti, MeMo entra in una fase nuova e può diventare un modello stabile su scala nazionale.

Il quadro è stato arricchito dal contributo di Marco Romito, dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, che ha parlato di first-generation students e del peso di risorse, aspettative e origine familiare nelle scelte accademiche. Per Marta Cartabia, invece, l’articolo 34 non va solo ricordato, ma messo in pratica: l’università, ha osservato, deve raggiungere gli studenti prima ancora che si presentino alle sue porte, intervenendo in scuole, territori e famiglie.

La nuova convenzione punta ora a consolidare il modello anche oltre il sostegno Pnrr, preservandone gli aspetti che ne hanno determinato i risultati: collaborazione con gli istituti scolastici, tutoraggio tra pari ed esperienza diretta dell’ambiente universitario. Alla chiusura hanno partecipato i vertici delle scuole della rete Merita e i tutor del programma, chiamati a portare il punto di vista di chi accompagna sul campo i futuri universitari.

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