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Sport 2 min di lettura3 ore fa

Spalletti, il talento e quel rimpianto chiamato Ounas

L’allenatore della Juventus ripercorre i calciatori che ha aiutato a esprimersi al meglio e ammette di non essere riuscito a incidere su Adam Ounas.

Adam Ounas è il nome che Luciano Spalletti indica senza esitazioni quando gli viene chiesto quale talento non sia riuscito a valorizzare pienamente. L’esperienza vissuta a Napoli, secondo il tecnico di Certaldo, resta il principale rimpianto della sua carriera.


Ounas resta il grande rimpianto

Parlando del rapporto tra allenatore e giocatori, Spalletti ha ammesso: «Adam Ounas a Napoli. Senza dubbio». Una risposta breve, ma netta, che si distingue dall’elenco dei calciatori sui quali ritiene di aver lasciato un’impronta più significativa.

Il tecnico ha spiegato che far emergere le qualità di un calciatore non significa soltanto sommare le caratteristiche dei singoli. Il compito dell’allenatore è creare le condizioni perché la squadra ragioni in modo comune e riesca a produrre qualcosa in più rispetto al semplice valore individuale.


Da Salah a Kvara, le svolte

Tra gli esempi ricordati figurano David Pizarro, seguito a Udine, Stanislav Lobotka e Khvicha Kvaratskhelia a Napoli, Mohamed Salah alla Roma e João Cancelo all’Inter. Spalletti ha sottolineato che Salah possedeva qualità talmente evidenti da poter consegnare prestigio a qualsiasi allenatore lo avesse guidato.

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Su Pizarro, invece, la sua convinzione riguarda soprattutto il ruolo: arretrarlo davanti alla difesa gli avrebbe permesso di entrare molto più spesso nel gioco rispetto alla posizione di trequartista. In quella zona il cileno poteva ricevere il pallone con maggiore continuità e liberare meglio le proprie doti negli spazi stretti.


La fiducia cambia il rendimento

Lobotka, quando Spalletti lo incontrò a Napoli, era ai margini e sembrava aver perso consapevolezza delle proprie capacità. L’allenatore ritiene che, in casi simili, sia decisivo trasmettere al giocatore la sensazione di essere stato scelto e di avere ancora un ruolo importante.

La leggerezza, ha chiarito Spalletti, non nasce dall’improvvisazione: è il risultato di un lavoro preparatorio solido. «L’allenatore deve creare leggerezza», ha spiegato, aggiungendo che i momenti positivi non riconosciuti possono trasformarsi in rimpianti. Anche il talento, dunque, ha bisogno di fiducia, disciplina e di qualcuno capace di indicare una direzione credibile.

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