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Sport 3 min di lettura1 ora fa

Sneijder, il rimpianto Ancelotti e il retroscena sul Triplete

L’ex fantasista olandese ripercorre a Milano le svolte della carriera, da Real Madrid e Inter fino al ritiro e a una sorprendente esperienza televisiva

Il tecnico che Wesley Sneijder avrebbe voluto incontrare in panchina è Carlo Ancelotti. L’ex centrocampista olandese lo ha raccontato in un’intervista realizzata a Milano da Davide Bernardi per Betsson.sport, durante la quale ha ripercorso episodi, incontri e decisioni che hanno segnato la sua carriera.


Il sogno mai realizzato in panchina

Sneijder ha spiegato di aver sempre ricevuto giudizi molto positivi su Ancelotti e di apprezzarne soprattutto il modo di gestire i calciatori. A colpirlo, in particolare, sono la calma mostrata davanti ai media e la fiducia trasmessa alla squadra.

«Penso mi sarei trovato bene con lui», ha detto l’olandese parlando dell’allenatore italiano. Per Sneijder, il rapporto umano e la capacità di comunicare sono aspetti decisivi nel lavoro di un tecnico: proprio queste caratteristiche gli hanno fatto immaginare quanto sarebbe stato interessante essere guidato da Ancelotti.


Da Madrid alla gloria nerazzurra

Il passaggio dal Real Madrid all’Inter viene descritto da Sneijder come una svolta decisiva. Dopo due stagioni in Spagna, segnate anche da vicende personali complicate, il trasferimento in Italia gli ha aperto la strada verso il momento più importante della sua carriera.

«Dopo due anni di Real Madrid sono andato all’Inter e ho vinto tutto qua, le cose accadono perché devono succedere», ha ricordato. Nel racconto del Triplete nerazzurro resta centrale José Mourinho, allenatore considerato fondamentale dall’ex trequartista. Sneijder ha richiamato anche la finale di Champions League disputata a Madrid, sottolineando il coraggio della squadra e la scelta di non difendersi in modo passivo: Mourinho, dopo quella partita, rivendicò che i suoi giocatori non avevano parcheggiato il pullman davanti alla porta.


I maestri, i compagni e gli avversari

Tra gli allenatori che hanno contribuito a costruire il suo repertorio c’è Ronald Koeman. Ai tempi dell’Ajax, secondo il ricordo di Sneijder, lo invitava a rimanere sul campo dopo gli allenamenti per ripetere calci piazzati e conclusioni: un lavoro quotidiano che avrebbe alimentato la sua abilità sui tiri di punizione.

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Quando gli è stato chiesto di scegliere il compagno più forte, l’olandese ha indicato Guti. Il rapporto, però, non sarebbe partito nel migliore dei modi: per i primi tre mesi lo spagnolo non gli avrebbe rivolto la parola. Tra gli avversari più difficili da affrontare, invece, Sneijder ha citato Shinji Ono, conosciuto ai tempi del Feyenoord e ricordato per la notevole naturalezza nell’usare entrambi i piedi.


Il ritiro e una nuova sfida

La conclusione dell’attività professionistica è arrivata durante l’esperienza in Qatar. Sneijder ha raccontato di aver maturato la decisione senza particolare sofferenza, anche perché gli infortuni erano diventati frequenti e una gamba non rispondeva più come in passato.

«Ho sempre detto a me stesso che quando fisicamente non ce l’avrei più fatta, avrei smesso», ha spiegato. Terminato il calcio giocato, non è però venuta meno la voglia di misurarsi con situazioni nuove: di recente ha partecipato a un programma televisivo basato sulla sopravvivenza insieme ad altri ex calciatori olandesi.

L’esperienza è durata 12-13 giorni, in condizioni difficili e senza cibo. Sneijder ha raccontato di essersi occupato spesso della cucina grazie alle proprie capacità ai fornelli, preparando da mangiare per gli altri partecipanti. Un’avventura che ha definito molto intensa e positiva, diversa dal campo ma comunque capace di metterlo alla prova.

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