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San Siro, 60mila seggiolini possono finire nelle case degli abbonati

Il progetto valuta il recupero delle sedute del Meazza prima del cantiere: l’intervento potrebbe durare 18 mesi e ridurre oltre 273 tonnellate di rifiuti plastici.

Il piano per il Meazza prevede un cantiere articolato in dieci tappe, dalla preparazione dell’area fino alla sua sistemazione conclusiva. L’intero intervento dovrebbe concludersi nell’arco di circa 18 mesi, con travi e materiali trattati dopo la rimozione delle strutture principali.


Un ricordo ancora senza prezzo

Tra le ipotesi contenute nei documenti progettuali c’è anche il recupero delle sedute dell’ultima stagione giocata a San Siro. Milan e Inter stanno valutando la possibilità di metterle a disposizione degli abbonati, così da consentire loro di conservare un oggetto legato allo stadio.

Non è stato ancora stabilito se l’operazione avverrà attraverso una vendita oppure con una distribuzione gratuita. La proposta resta quindi allo studio, ma una prima stima indica in 60.654 i seggiolini recuperabili, pari all’80% di una dotazione complessiva calcolata in 75.817 posti.


Plastica recuperata prima dei lavori

Il ritiro dovrebbe avvenire prima dell’avvio dell’abbattimento delle strutture. L’ipotesi organizzativa prevede accessi su prenotazione, turni distinti per settore, personale incaricato di accompagnare le operazioni e una consegna registrata delle sedute.

Ogni seggiolino pesa mediamente circa 4,5 chilogrammi. Se la percentuale di recupero ipotizzata venisse raggiunta, circa 273 tonnellate di plastica non finirebbero nel circuito ordinario dei rifiuti.


Un cantiere diviso in dieci fasi

La sequenza tecnica parte dall’allestimento dell’area di lavoro e prosegue con lo smontaggio selettivo degli elementi edilizi e degli impianti. In seguito verrebbero rimossi, nell’ordine, l’anello più basso, quello intermedio e quello superiore, prima di intervenire sulle travi in calcestruzzo e sulle componenti metalliche.

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Le travi in calcestruzzo e quelle d’acciaio sarebbero lavorate a terra, mentre il materiale derivato dalle demolizioni passerebbe poi attraverso escavatori e impianti dedicati. L’ultimo passaggio consisterebbe nel ripristino dell’area, al termine di un’opera considerata complessa sotto il profilo tecnico, ambientale e logistico.


La rimozione precede la demolizione

Il progetto colloca l’intervento in una fase successiva all’apertura del nuovo impianto. Per questo le attività dovranno essere coordinate con il movimento dei tifosi durante le partite e gli altri eventi, mantenendo sotto controllo accessi, sicurezza e circolazione dei mezzi.

L’obiettivo indicato è contenere polveri, rumori e vibrazioni, favorendo allo stesso tempo il recupero dei materiali e limitando il numero di camion necessari per portare fuori i detriti. Prima dell’abbattimento vero e proprio è previsto lo strip-out, cioè la separazione di tutto ciò che può essere rimosso senza demolire le strutture.


Impianti da smontare con cautela

Questa fase comprende climatizzazione, reti elettriche e dati, dispositivi antincendio, impianti idrico-sanitari e apparecchiature frigorifere. Dai sistemi di refrigerazione dovranno essere estratti in anticipo anche i gas refrigeranti.

Solo dopo questa operazione il cantiere passerà alla demolizione delle parti portanti. Il metodo punta a rendere più ordinato il recupero dei materiali e a ridurre l’impatto delle lavorazioni sull’area circostante.

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