Russo, il ritorno a 44 anni: c’è già una data per l’ultimo match
A novembre il campione azzurro debutterà tra i professionisti dopo cinque anni lontano dal ring, ma pensa già a un possibile appuntamento nel 2027.
Il ritorno potrebbe non esaurirsi in una sola serata. Clemente Russo, 44 anni, guarda infatti anche al 27 luglio 2027, quando ne compirà 45: l’idea è quella di salutare il pugilato con un incontro di rilievo, ma soltanto dopo aver verificato le proprie condizioni nel prossimo appuntamento. «Vediamo come va questo combattimento. Se ci divertiamo, ne riparliamo», ha spiegato.
A novembre, intanto, l’ex azzurro farà il suo esordio nel professionismo. Il match è fissato per il 21 novembre all’Allianz Cloud di Milano contro Momo Elmaghraby, campione italiano dei mediomassimi e più giovane di 16 anni.
Il doppio ruolo non lo preoccupa
Dal 2025 Russo ricopre l’incarico di tecnico responsabile della Nazionale italiana di pugilato ed è anche commissario tecnico della selezione Elite. Il suo rientro all’attività agonistica ha alimentato sui social alcune discussioni sull’eventuale incompatibilità tra i due ruoli.
L’ex pugile ha respinto l’ipotesi, ricordando di conoscere le norme federali. Dal 2009, ha spiegato, il regolamento consente a un atleta di essere affiliato anche come tecnico: lui aveva già seguito il primo corso in quell’anno e in passato aveva svolto entrambe le funzioni. Ora tornerà dunque a essere registrato sia come allenatore sia come pugile, senza ravvisare alcun conflitto.
Una scommessa nata quasi per caso
L’idea di affrontare una gara da professionista non sarebbe nata da un progetto costruito nel tempo. Edoardo Germani di Taf, The Art of fighting, gli ha proposto l’incontro e Russo, all’inizio, ha preso la telefonata come una battuta. Poi ha iniziato a interrogarsi sulla possibilità di sostenere ancora ritmo, riprese, resistenza e velocità di reazione.
Dopo circa un mese di lavoro, alla fine di luglio, ha comunicato di essere pronto. La preparazione atletica è affidata a Daniele Cecchi, preparatore romano, mentre la parte tecnica verrà intensificata con l’avvicinarsi della sfida. Al suo fianco si allenano anche alcuni ex compagni della Nazionale: Giovanni De Carolis, Roberto Cammarelle, Giuseppe Perugino e Tommaso Rossano.
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Il ring prima della famiglia
Russo sostiene di stare bene e racconta di riuscire ancora a svolgere senza difficoltà gli esercizi mentre segue i ragazzi. Ammette però che l’incontro rappresenterà una verifica molto più severa rispetto all’attività quotidiana in palestra. L’angolo sarà composto da persone con cui ha condiviso molte battaglie, ma i nomi non sono stati ancora comunicati.
Le tre figlie non saranno presenti sugli spalti. Una di loro pratica a sua volta la boxe ed è considerata molto promettente, ma il padre preferisce che lo seguano da casa. Sul ring, ha spiegato, vuole percepire soltanto la dimensione agonistica: la loro presenza potrebbe distrarlo e attenuare la concentrazione necessaria.
Dalla saturazione alla nuova sfida
Russo aveva lasciato la boxe dopo le Olimpiadi di Rio 2016, convinto di avere già dato molto alla disciplina. In seguito, la prospettiva di diventare il primo pugile a partecipare a cinque edizioni dei Giochi lo aveva spinto a rimettersi al lavoro, con l’obiettivo di arrivare a Tokyo 2020.
Il percorso è proseguito fino al 2021, ma il Covid contratto poco prima delle qualificazioni gli ha impedito di inseguire quel traguardo. Dopo aver esaurito le energie, si era fermato per circa un anno e mezzo, senza nemmeno dedicarsi all’insegnamento. All’inizio del 2023 ha però capito che la boxe gli mancava e ha ripreso ad allenarsi.
In famiglia la notizia del ritorno è stata accolta con entusiasmo, anche se non sono mancate le preoccupazioni. Tra i messaggi ricevuti ce n’è stato uno particolarmente affettuoso e ironico: «Sei un pazzo». Russo, campione del mondo nel 2007 e nel 2013 e medaglia d’argento olimpica a Pechino 2008 e Londra 2012, rivendica comunque la propria natura agonistica: «Chi nasce campione, muore campione».
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