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Sport 2 min di lettura6 ore fa

Rivera scuote il Milan: «Cardinale? Il Papa sono io

La leggenda rossonera critica la gestione americana del club e ammette di seguire la squadra con meno attenzione rispetto al passato.

Gianni Rivera torna a parlare del Milan e lo fa con parole molto dure nei confronti dell’attuale proprietà. Dal palco del Festival dello Sport di Trento, l’ex capitano rossonero ha messo in discussione le priorità della gestione americana, sostenendo che il risultato sportivo non sarebbe più al centro del progetto.


Rivera non riconosce più il Milan

Il primo elemento emerso riguarda il suo rapporto attuale con la squadra. Rivera ha spiegato di non seguire il club con la stessa partecipazione di un tempo e ha collegato questo distacco all’arrivo degli investitori statunitensi.

La leggenda rossonera aveva già manifestato perplessità in passato, lamentando una distanza crescente tra la società e la sua storia. In occasione di una precedente intervista aveva raccontato: «Il Milan non lo seguo più come prima da quando sono arrivati gli americani». Secondo Rivera, alcune scelte della dirigenza dimostrerebbero una conoscenza insufficiente della tradizione calcistica italiana.


Il denaro al centro delle critiche

A Trento, Rivera ha poi parlato della differenza tra la cultura sportiva statunitense e quella italiana. A suo giudizio, i proprietari americani disporrebbero di risorse ingenti e sarebbero disposti a impiegarle seguendo una visione propria, senza considerare la mancata vittoria come un problema decisivo.

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«Pensavo che gli americani giocassero solo a football americano, che non è la stessa cosa del calcio italiano. Però, da che mondo è mondo, è il denaro a comandare», ha detto l’ex Pallone d’Oro, riassumendo così la sua posizione sulla gestione del club.


La battuta su Cardinale

Nel passaggio più ironico del suo intervento, Rivera ha risposto anche a una domanda su Gerry Cardinale, figura di riferimento della proprietà rossonera. La replica è stata secca e costruita sul significato del titolo del dirigente: «Lui è il cardinale, ma io sono il papa».

Non si tratta, dunque, della prima presa di posizione critica dell’ex numero 10. Rivera aveva già ricordato di essersi sentito escluso da una celebrazione importante del Milan e aveva sostenuto che la società non avesse compreso il valore della sua storia.

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