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Sport 2 min di lettura3 ore fa

Ribery pensa alla panchina: «Pressing e calcio offensivo

Al Festival dello Sport di Trento l’ex campione francese ha ripercorso la sua carriera e spiegato quali idee vuole portare nel nuovo ruolo di allenatore.

Il prossimo capitolo della carriera di Franck Ribery sarà in panchina. L’ex attaccante di Bayern Monaco, Fiorentina e Salernitana ha raccontato al Festival dello Sport di Trento il percorso che lo sta portando verso l’allenatore, senza dimenticare i passaggi più importanti della sua esperienza da calciatore.


Un’idea chiara per la panchina

Ribery ha indicato Jupp Heynckes e Carlo Ancelotti tra i tecnici che gli hanno trasmesso di più. Nel suo percorso italiano, invece, ha raccolto insegnamenti anche da Davide Nicola e Beppe Iachini. Tra gli allenatori della nuova generazione apprezza particolarmente Vincent Kompany.

Il francese ha già definito i principi della squadra che vorrebbe guidare: ritmo alto, atteggiamento propositivo e recupero immediato del pallone. «Il mio è un calcio offensivo, di pressing immediato», ha spiegato parlando della propria idea tattica.


Dalla strada alla finale mondiale

Prima di diventare una stella internazionale, Ribery ha vissuto due stagioni al Marsiglia, ambiente che gli ha insegnato a gestire la pressione di una tifoseria molto coinvolta. In quella piazza, ha ricordato, le sconfitte rendevano difficile persino uscire di casa, mentre le vittorie regalavano emozioni irripetibili.

Il salto più sorprendente arrivò nel 2006, quando dalla prima convocazione con la Francia si ritrovò a giocare la finale dei Mondiali. Zinedine Zidane ebbe un ruolo decisivo nella sua crescita: Ribery lo ha descritto come una guida capace di trattarlo da fratello minore e di aiutarlo a giocare senza paura, assaporando ogni momento.

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Bayern, Firenze e i giovani talenti

Con il Bayern Monaco l’esterno francese conquistò una posizione centrale nella storia del club. Il ricordo più intenso resta legato al biennio 2012-2013: prima la finale di Champions League persa all’Allianz Arena contro il Chelsea, poi la stagione della rivincita, conclusa con la conquista di tutti i trofei principali.

In quel periodo Ribery formò con Arjen Robben una delle coppie offensive più apprezzate del calcio europeo. Il mancato Pallone d’Oro, nonostante una stagione eccezionale, lasciò amarezza, ma l’ex giocatore ha spiegato di aver accettato il verdetto come parte delle regole del calcio.


La scelta italiana e i consigli a Chiesa

Quando lasciò il Bayern, Ribery avrebbe potuto trasferirsi in Arabia Saudita o scegliere un altro campionato. Il legame con il calcio europeo lo spinse però verso Firenze, dove trovò una società importante e un pubblico molto appassionato. L’esperienza con la Fiorentina, durata due anni, è rimasta tra i ricordi più positivi della sua ultima fase agonistica.

All’arrivo in Toscana, il francese individuò subito le qualità di Federico Chiesa e Dušan Vlahović. A entrambi suggerì di curare il lavoro quotidiano, presentandosi in anticipo agli allenamenti e restando sul campo anche dopo la fine della seduta. Un metodo fondato sulla disciplina che Ribery vuole ora trasferire alla sua futura carriera da tecnico.

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